TERAMO – Ogni specialista che manca ad Atri, Giulianova o Sant’Omero si traduce in un’ambulanza in più verso l’Ospedale «Mazzini» di Teramo. Poi, quando anche il «Mazzini» satura, la catena si spezza. È la drammatica analisi che denuncia la crisi della sanità in Abruzzo e nello specifico negli ospedali del teramano con una serie di ricadute devastanti su personale e cittadini. A lanciare l’allarme è ancora una volta la Ugl Salute Abruzzo che sottolinea la pressione insostenibile che da troppo tempo incombe sui pronto soccorso dei prèsidi del teramano che «chiudono» per sovraffollamento. Situazione che impone inderogabilmente una seria riflessione da parte della Ragione Abruzzo e della Asl.
In un comunicato, il sindacato Salute Abruzzo sottolinea che da tempo i pronto soccorso spoke ed hub della provincia scontano una carenza nazionale di medici e di personale infermieristico che non risparmia nessuno. Ma il nodo che pesa di più sui presidi periferici è la mancanza di specialisti: senza consulenze disponibili sul posto, il paziente medio e grave viene inevitabilmente centralizzato su Teramo. A quanto pare è a monte che si dipana il vero fallimento: quello della riforma dell’assistenza territoriale. Le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità sono nati con il DM 77/2022 proprio per alleggerire gli accessi ai pronto soccorso e dare risposte immediate alla popolazione. Ma senza medici di medicina generale e senza specialisti restano quello che l’ultimo monitoraggio Agenas fotografa a livello nazionale: su 1.715 Case della Comunità programmate, appena 66 risultano pienamente operative, con un fabbisogno stimato di oltre 2.500 medici e quasi 7.000 infermieri. Strutture inaugurate sì, ma puntualmente sottorganico, al punto che rischiano di ridursi a semplici poliambulatori con un’insegna nuova di zecca. E finché la funzione filtro non funziona, tutto il carico continua a gravare sull’emergenza-urgenza.

Il sovraffollamento viene misurato con l’indice NEDOCS, uno strumento validato che fotografa in tempo reale il rapporto tra pazienti in carico e risorse disponibili: oltre quota 100 il pronto soccorso è sovraffollato, oltre 140 gravemente sovraffollato. La Regione Abruzzo, con la DGR n. 493/2025, ha stabilito cosa deve accadere al superamento delle soglie: posti letto riservati quotidianamente al pronto soccorso, dimissioni programmate anche nei festivi, blocco temporaneo dei ricoveri non urgenti, rinforzo del personale, aree di ricovero esterne al pronto soccorso. Si pone quindi un interrogativo sulla grave prevedibilità che la operatività degli «spoke», vale a dire una struttura periferica di base, possano andare in affanno. Ma la domanda diventa ancora più drammatica se ad andare in difficoltà sia l’hub di un ospedale che aspira a diventare DEA (il Dipartimento di Emergenza e Accettazione n.d.r.) di secondo livello — in una regione che è l’unica in Italia a non averne ancora individuato uno — considerando che quelle stesse misure siano state attivate, oggi come nelle altre giornate critiche di questa estate?
«Ogni anno si ripetono le stesse identiche criticità e ogni anno si risponde con gli stessi annunci — dichiara Stefano Matteucci, segretario regionale di UGL Salute Abruzzo —. Serve rafforzare davvero l’organizzazione dei pronto soccorso e gli organici, a partire dagli specialisti nei presidi periferici, chiedendo anche alla Asl che fine abbiano fatto le admission room e discharge room tanto decantate ed inaugurate dalla Asl a febbraio di quest’anno e se siano attualmente in uso a supporto dei Pronto Soccorso».









