ISOLA DEL GRAN SASSO – La Resurrezione di Gesù Cristo come processo della nostra vita attraverso l’amore. È quanto pronunciato da padre Ciro Benedettini, durante la celebrazione pomeridiana della Santa Pasqua nella moderna chiesa grande del Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, in una giornata che molti fedeli hanno riservato alla visita del prodigioso e giovanissimo Santo di cui ricorre da pochi anni il primo centenario della sua canonizzazione.
Durante l’omelia di padre Ciro Benedettini – direttore responsabile del mensile l’Eco di S.Gabriele già vicedirettore della sala stampa vaticana, collaboratore di joaquin Navarro Valls, e successivamente con padre Federico Lombardi, sotto il pontificato di Wojtyla, Benedetto XVI e di papa Francesco – il sacerdote passionista ha sottolineato quanto l’esperienza della Resurrezione sia come una «mutazione genetica» nel processo di purificazione che diventa il punto cardine della fede cristiana. La Pasqua ci rende dunque partecipi di un percorso di fede che produce sempre nuova vita nel segno dell’amore che siamo capaci di donare a noi stessi e soprattutto al prossimo, quando ci facciamo carico anche della sofferenza altrui.

I giorni di festa segnati dalla ricorrenza pasquale, rappresentano una rinnovata occasione per la commemorazione di un evento come la Santa Pasqua nei luoghi di culto più rappresentativi della comunità cristiana. San Gabriele è certamente fra questi, visto e considerato che ieri moltissimi fedeli sono arrivati sul grande sagrato del Santuario abruzzese, che sorge al cospetto della maestosa catena del Gran Sasso d’Italia, ancora ricoperto di neve.
«Quest’anno, in occasione del giorno di Pasqua, abbiamo riscontrato con molta soddisfazione l’arrivo di numerosissimi fedeli, giunti qui a San Gabriele anche con numerosi pullman – ci spiega padre Raffaele De Fulvio, il rettore del santuario dell’Addolorata, che sorge a qualche chilometro da Isola del Gran Sasso, nella diocesi di Teramo-Atri – . Rispetto allo scorso anno abbiamo notato un certo incremento di visitatori per il giorno della Resurrezione di Cristo. Tutto questo ci rende felici perché la società attuale è sempre più distratta da modelli “culturali” deformati dal consumismo esasperato dei nostri giorni». L’accento posto in essere da padre Raffaele apre l’occasione ad un breve e frugale dibattito di approfondimento su quelli che sono i temi centrali rispetto alla situazione sociale e culturale contingente. «Quello che noto – continua con incisiva pacatezza il rettore del Santuario abruzzese – è la mancanza di una visione introspettiva del proprio discernimento, e tutto questo diventa ancora più evidente nella difficoltà con cui molti giovani fedeli si avvicinano al sacramento della confessione; molto spesso inciampando persino sulla capacità di comprendere la precisa distinzione fra la confessione cristiana, intesa come atto penitente e purificatorio, rispetto ai falsi modelli filtrati attraverso l’uso indigesto di programmi di intrattenimento televisivo che ostentano valori e modelli antitetici rispetto a quelli dettati dalle buone regole morali».

L’attenzione dei fedeli per il santuario di San Gabriele è attestato dalla copiosa presenza di pellegrini che già in occasione della domenica delle Palme del 13 aprile scorso, aveva registrato un numero di circa 7mila visitatori; che sono diventati 10mila in occasione del 33° Raduno degli Alpini del 9 marzo e altrettanti quelli degli studenti il 10 marzo scorso, in occasione della 45esima edizione dell’iniziativa studentesca «100 giorni agli Esami di Stato».

L’ospitalità dei padri passionisti del santuario di San Gabriele dell’Addolorata è una missione che incarna il suo valore più profondo nella capacità di trasmettere il dono dell’amore e della carità verso il prossimo, anche attraverso il dialogo. La sofferenza è la prova d’amore che diventa strumento di purificazione, perché solo la vicinanza e la dedizione nei confronti di chi soffre può materializzare questo sentimento. Un insegnamento che è stato il baluardo cristiano nel corso delle breve vita di S.Gabriele, morto ad appena 24 anni, conosciuto universalmente come santo dei giovani e santo dei miracoli. Infatti, la fama di S.Gabriele si fonda su una ininterrotta serie di fatti soprannaturali, testimoniati da migliaia di ex-voto donati al Santuario a partire dal 1892.

Approfondire la conoscenza e i prodigi di S.Gabriele è senza dubbio un’esperienza interessante. Proprio il libro di padre Vincenzo Fabbri, ci offre anche una discreta raccolta di quelli che sono i racconti miracolosi recenti sulle guarigioni concesse da Dio per opera di S.Gabriele, che arrivò per la prima volta nel conventino di Isola del Gran Sasso il 10 luglio del 1859. Il lavoro editoriale di 96 pagine, a cura di padre Vincenzo, è particolarmente appassionante oltre che dettagliato e graficamente molto curato. Conoscere questo microcosmo religioso è come un viaggio, dove le tappe di questo percorso vengono scandite secondo un programma che diventa un mosaico di emozioni di cui si è sempre protagonisti.
Massimo Manfregola







