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È una garanzia rafforzare i criteri di reputazione dell’olio extravergine

In questo percorso il frantoio svolge un ruolo determinante. È nella fase di trasformazione che la qualità delle olive deve essere preservata e che tracciabilità e rispetto delle regole previste dai disciplinari devono tradursi in un prodotto coerente con l’identità della denominazione. Nel mese di settembre proseguiranno gli approfondimenti su questo tema, nell’ambito di un programma, promosso da AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari insieme a Italia Olivicola, che prevede altri due approfondimenti dedicati al sistema dei controlli europei e al rapporto tra qualità certificata e competitività, secondo quanto previsto dal Piano di comunicazione 2026
Data: 14 Settembre 2026

ROMA – In un mercato in cui oli molto diversi possono essere percepiti come equivalenti, i marchi di qualità dell’Unione Europea che proteggono i prodotti alimentari legati a un territorio specifico DOP e IGP, che  rappresentano uno strumento concreto per differenziare il prodotto, sono fondamentali per tutelarne l’origine e rafforzare il valore economico della filiera. È questo il primo approfondimento di settembre promosso da AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari insieme a Italia Olivicola, nell’ambito del Programma Operativo previsto dal Regolamento (UE) 2021/2115. Il mese è dedicato ai regimi di qualità dell’Unione europea.

Le Denominazioni di Origine Protetta e le Indicazioni Geografiche Protette collegano un prodotto a un territorio e a regole precise di produzione. Per le DOP il legame con l’area geografica riguarda tutte le fasi principali; per le IGP è sufficiente che almeno una fase avvenga nel territorio individuato, purché qualità, reputazione o altre caratteristiche siano riconducibili all’origine geografica.

La differenza tecnica è importante, ma ancora più importante è ciò che queste certificazioni possono rappresentare sul mercato, quanto a riconoscibilità, affidabilità e capacità di distinguersi dalla sola competizione sul prezzo. Quando una denominazione è conosciuta e credibile, il nome geografico smette di essere una semplice indicazione e diventa un patrimonio collettivo. Può rafforzare la reputazione di un’intera area produttiva, sostenere la promozione delle produzioni locali e creare collegamenti con ristorazione, turismo, commercio specializzato e cultura gastronomica. Per questo la tutela delle denominazioni non riguarda soltanto la singola bottiglia, ma l’intero sistema che sta dietro al prodotto. Proteggere un nome significa proteggere investimenti, professionalità, competenze e reputazione costruiti nel tempo da olivicoltori, frantoi e imprese della filiera.

«Una certificazione crea valore se il mercato la riconosce e se quel valore torna alle imprese che rispettano le regole – dichiara Alberto Amoroso, presidente di AIFO, DOP e IGP –  non devono essere considerate semplici marchi da apporre in etichetta. Dietro ci sono disciplinari, controlli, tracciabilità, investimenti e un territorio che sceglie di presentarsi con una propria identità. La vera sfida è fare in modo che il consumatore comprenda questa differenza e sia messo nelle condizioni di riconoscerla al momento dell’acquisto».

In questo percorso il frantoio svolge un ruolo determinante. È nella fase di trasformazione che la qualità delle olive deve essere preservata e che tracciabilità e rispetto delle regole previste dai disciplinari devono tradursi in un prodotto coerente con l’identità della denominazione. È qui che competenza, tecnologia e corretta gestione dei processi contribuiscono a rendere credibile il sistema della qualità certificata. Il punto, quindi, non è soltanto certificare, ma trasformare la certificazione in reputazione, riconoscibilità e valore economico. Solo così DOP e IGP possono diventare una reale leva di competitività per la filiera olivicola e uno strumento capace di rafforzare il rapporto tra prodotto, territorio e consumatore.

Il percorso di settembre proseguirà con altri due approfondimenti dedicati al sistema dei controlli europei e al rapporto tra qualità certificata e competitività, secondo quanto previsto dal Piano di comunicazione 2026.

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