MONTEFIORE DELL’ASO – Visitare Montefiore dell’Aso è come decidere di lasciarsi cullare nella macchina del tempo, per spaziare fra passato e presente, in un succedersi di storia e tradizioni strettamente legate con la gente del luogo. Arroccato come una sentinella sulla Valle dell’Aso, denominata un tempo «Il giardino d’Italia» per l’intensa fioritura degli alberi di pesco e di pere, il paese di Montefiore è un condensato di storia e di arte, in un contesto paesaggistico eccezionale, grazie ad un panorama che permette di guardare gran parte della catena appenninica centro-meridionale, con una successione di panorami mozzafiato, che vanno dalla Majella fino ai Monti Sibillini, con la maestosa centralità del Gran Sasso d’Italia.

La bellezza del suo nome riverbera negli abitanti del luogo, affabili e generosi, secondo una tradizione che si perde nella notte dei tempi. In un territorio che risulta popolato già in età preistorica, come testimoniano le numerose tombe dell’Età del Ferro ritrovate insieme ai relativi corredi. Ma quello che affascina è l’architettura medievale del borgo, annoverato fra quelli più belli d’Italia, così come i tanti che sorgono in questa zona delle Marche a ridosso della vicina costa adriatica.

Quasi per magia, come se questa terra fosse una sorgente ispiratrice per i molti artisti nati e passati per Montefiore dell’Aso, troviamo che fra le antiche mura di questo luogo di pace, hanno soggiornato artisti di grande pregio come il Maestro di Offida, il cui segno distintivo era quello originalissimo di disegnare i raggi delle aureole dei santi, e i cui affreschi adornano l’abside della chiesa di S. Francesco. Oppure l’artista di origine veneziana Carlo Crivelli, considerato fra i pittori più importati del XV secolo, che si formò artisticamente nelle Marche, con uno stile che si ispirava a quello di Donatello. I dettagli che caratterizzavano le tele di questo artista, che non riuscì ad avere quel successo che avrebbe meritato, forse per la sua presenza periferica rispetto alla grandi e ridondanti piazze dell’arte italiana dell’epoca, sono evidenti anche nel Trittico di Montefiore, nei sei pannelli disegnati a tempera e oro su tavola, che sono esposti nel Polo museale di S. Francesco, inaugurato nel 2006, nelle sale di quello che era una volta l’omonimo convento.
Sempre nello stesso sito museale troviamo anche uno spazio – con circa cinquecento opere – dedicato ad Adolfo De Carolis, artista e illustratore di Gabriele d’Annunzio e di Giovanni Pascoli, nato a Montefiore nel 1874, dove sono conservati i bozzetti ad olio per il Salone del Podestà di Bologna e la collezione completa delle xilografie del grande pittore e incisore montefiorano. Figlio di un medico locale, si formò presso l’Accademia delle Belle Arti di Bologna per poi trasferirsi a Roma nel 1892, grazie ad una borsa di studio che gli permise di frequentare un corso specialistico in pittura decorativa presso il Museo Artistico Industriale di Roma, dove vinse la medaglia d’oro. Adolfo De Carolis morì a Roma ad appena 54 anni e le sue spoglie si trovano ora nella tomba marmorea nella chiesa di S.Francesco.

Anche un altro artista, Domenico Cantatore, ha lasciato le sue tracce a Montefiore dell’Aso. Originario di Ruvo di Puglia, fu costretto ad abbandonare precocemente il suo paese natio a causa della della povertà della sua famiglia, per trovare prima a Roma e poi a Milano il successo artistico che inseguiva da tempo. Nel 1932 si trasferisce a Parigi dove conosce e stringe amicizia con grandi artisti e scrittori tra cui Pablo Picasso, Amadeo Modigliani e Henri Matisse, dai quali assorbe moltissimo delle esperienze artistiche ed emozionali del cubismo che all’epoca associava questo movimento al quartiere parigino di Montmartre, vero incubatore di innovazioni artistiche.

I paseggi marchigiani e in particolare Montefiore stregarono Domenico Cantatore, al punto che decise di acquistare una casa panoramica nelle campagne limitrofe dove poteva godere della visuale suggestiva delle acque dell’Adriatico e dei colori della Valle dell’Aso. Il tratto distintivo e personale dell’artista di origine pugliese, che si spense a Parigi nel 1998, fu proprio l’amore per questi luoghi incantevoli, al punto da travolgerlo emotivamente in modo quasi viscerale. Proprio per queste motivazioni, il 22 agosto 1989 la sua famiglia decise di donare al Comune di Montefiore dell’Aso 114 opere grafiche composta dalle acquetinte del Cantatore, incisioni e litografie su carta e sughero.
Siamo andati a trovare il sindaco di Montefiore, l’avvocato Nazzareno Ciarrocchi, il quale con l’accoglieza che contraddistingue questi borghi incantati, ci ha consentito di guardare da vicino alcune delle opere di Domenico Cantatore, che sono esposte nelle sale del piccolo Comune marghigiano e dove spiccano alcune tele dell’artista di origine pugliese.
Massimo Manfregola







