PETRITOLI – La Val d’Aso, nelle Marche, è una valle speciale, come speciali sono i frutti della sua terra. I raggi del sole che la illuminano e la riscaldano, secondo una condizione naturale più unica che rara. Il suo sbocco al mare, da una parte, verso Pedaso, e dall’altra verso le montagne del parco nazionale dei Sibillini, dove il monte Vettore spicca come la punta di un diamante in un contesto paesaggistico a dir poco suggestivo, la rendono una delle valli più belle del centro Italia oltre che ideale per ogni coltura, grazie proprio a questo microclima naturale.

Il «giardino d’Italia» come veniva definita fra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso, grazie alle sue immense coltivazioni di pesche e di pere, con una fioritura che in primavera, lasciava senza fiato chiunque si accingeva ad attraversare questa valle, dove placide scorrono le acque dell’Aso, nel bel mezzo delle pendici delle colline dove sorgono appollaiati paesi di una cultura e di una bellezza millenaria.
Vitigni di Montepulciano e oliveti che disegnano l’orografia di questi luoghi, offrono ai territori una qualità eccezionale dei suoi prodotti al punto da essere apprezzati in tutto il mondo. Maurizio Curi, dinamico ed eclettico imprenditore e coltivatore di Petritoli, è nato in questa valle benedetta, e da sempre è rimasto legato al territorio e alla sua terra. Come molti agricoltori e piccoli imprenditori del posto, ha portato avanti la tradizione di famiglia. La terra, che ha lasciato in eredità suo padre e che a sua volta fu lasciata in eredità al padre da suo nonno, nasconde un filo invisibile che lega indissolubilmente intere generazioni fra loro, soprattutto per la paziente dedizione che negli anni ha determinato il loro stesso futuro, quello di sentinelle di un territorio senza tempo.

Nel 1963 la sua famiglia coltivava prevalentemente finocchi e, in quanto fedele e indomito assertore del concetto di «biologico puro» senza contaminazioni, Maurizio Curi utilizza per i prodotti della sua azienda conserviera, che ha sede nell’agro di Montelparo in provincia di Fermo, il 90 per cento del suo coltivato ed il restante da coltivatori della zona. «La mancanza di insediamenti industriali massivi – argomenta l’imprenditore nato a Petritoli – ha protetto i nostri terreni e le falde acquifere da sostanze chimiche nocive per la nostra agricoltura. I nostri terreni sono gli stessi che hanno lavorato i nostri avi secoli fa». Nel piccolo laboratorio della sua azienda agricola, con le pareti ricoperte di legno come se fosse una baita delle valli dolomitiche, sono riposti ordinatamente sugli scaffali le confetture in vetro di marmellate di ogni tipo, gli sciroppi coloratissimi e i macinati di frutta, che non a caso si chiamano «Golosissimi» che contengono il 90 per cento di estratto naturale di ben 12 referenze di frutta. Fra queste varietà di golosità naturali, capaci di inebriare gli occhi per i colori sgargianti che risplendono dal vetro dei contenitori di questa piccola fabbrica di delizie naturali, spiccano due prodotti in particolare: la mela rosa dei Monti Sibillini, decantata dal poeta latino Orazio, in quanto antico frutto dell’Appennino marchigiano con particolari proprietà antiossidanti, coltivata tra i 300 e i 900 metri di altitudine; e l’arancia bionda del Piceno, dai frutti succosi e profumati. Una varietà introdotta nell’antichità dai marinai siciliani in una fascia che interessava la zona litoranea del Piceno, e che oggi, proprio grazie ad alcuni agrumeti che sono stati rimessi a dimora nell’agro di Grottamare, possono garantire una produzione di nicchia di alta qualità. Tutte le «leccornie» di questa azienda marchigiana sono certificati SQNPI, che si riconosce per il piccolo logo dell’ape che accompagna ogni etichettatura e di cui Curi ne va fiero: «Le nostre sono produzioni che seguono dei disciplinari regionali di produzione integrata, per poi poter ottenere la certificazione di conformità del prodotto. Vale a dire che ogni prodotto fresco viene trasformato a “residuo zero” quindi senza l’utilizzo di fitosanitari. Qualsiasi ente può quindi verificare il prodotto anche durante le fasi di lavorazione».

Uno dei motivi di orgoglio della piccola azienda marchigiana della Val d’Aso è quello relativo alla prossima partecipazione al Taste 2025 di Firenze, che si celebra nella Fortezza da Basso dall’8 al 10 febbraio; una location unica al mondo, nel cuore di Firenze dove convivono capolavori di architettura rinascimentale e tecnologie d’avanguardia. Una rassegna espositiva dedicata all’eccellenza del gusto, dove partecipano solo aziende con particolari requisiti di eccellenza, sottoposte preventivamente alla valutazione di un comitato tecnico in grado di verificare prodotti e aziende espositrici.
La Val d’Aso con i suoi piccoli imprenditori affermano il concetto che il ritorno al futuro, almeno in agricoltura, è possibile, non senza grandi sacrifici, seguendo la passione e l’amore della propria terra, secondo quelli che sono i ritmi naturali delle stagioni e in piena sintonia con il territorio.
mas.man.







