SILVI MARINA – Il decreto sicurezza dell’11 aprile n°48 è stato convertito in legge il 9 giugno di quest’anno. Il cavallo di battaglia della Lega sin dal 2018 è oggi una realtà. Ma a Matteo Salvini, segretario del Carroccio, non basta. Non è sufficiente. Almeno da quando la Cassazione, attraverso la relazione dell’Ufficio Massimario, aveva «bocciato», assieme alla Corte Costituzionale, alcune disposizioni contenute nel decreto stesso, dichiarandole addirittura incostituzionali.

Ed è così che il partito di maggioranza del governo ha deciso, con una sua delegazione, di girare l’Italia, far visita ai suoi elettori e parlare a tutti proprio dell’importanza di aver ricostruito un tassello fondamentale per la tutela dei cittadini e, soprattutto, per gli operatori della Forze dell’ordine. Ecco allora che questa mattina, nella sala Multipiano della Protezione Civile di Silvi Marina, il sindaco Andrea Scordella, ha ospitato i volti più rappresentativi del partito che ha come simbolo il Guerriero di Legnano: Gianni Tonelli, responsabile del dipartimento Sicurezza e Immigrazione e il parlamentare Alberto Bagnai, capo dipartimento Economia della Lega. Al tavolo dei relatori era seduto anche Vincenzo D’Incecco, coordinatore regionale della Lega Abruzzo che ha introdotto il convegno successivamente alla breve presentazione del primo cittadino di Silvi, già ispettore di polizia, e padrone di casa dell’incontro a cui ha assistito una sala particolarmente gremita.

La sicurezza, quale tema centralissimo di questo particolare momento storico, ha tenuto banco per le due ore di conferenza. Anche se a snocciolare punto per punto quelli che sono i temi toccati da questa legge ci ha pensato Gianni Tonelli. Lo ha fatto con la consapevolezza e l’angoscia di chi ha vissuto certe situazioni da operatore di polizia. Sulla strada, a contatto con le varie realtà quotidiane. La parola «legalità» è stata quella più usata nel dibattito che si è avvalso di uno slogan incontrovertibile e condiviso: «Il rispetto dei cittadini passa attraverso il rispetto delle istituzioni». Non sono mancate le stoccatine ai compagni di governo, in riferimento al ministro degli Esteri Antonio Tajani e allo Ius Scholae, in merito alla opportunità di Forza Italia di offrire la cittadinanza italiana agli stranieri dopo dieci anni di studio certificato. «Non è possibile che esista un pregiudizio nei confronti delle Forze di polizia. Assistiamo ad una palese violazione del contratto sociale e il decreto offre una risposta ai cittadini, a coloro che non hanno protezioni di nessun genere, che magari posseggono una sola casa e gli viene occupata senza che possano fare nulla contro l’arroganza delinquenziale di chi se ne approfitta, consapevoli di poter contare su una “magistratura creativa” – argomenta con malcelata enfasi Tonelli della Lega –. Anche lo stato di gravidanza permanente di donne di etnia rom, costrette ad una vita fatta di schiavitù per dedicarsi al furto, è un qualcosa che stride con i diritti umani e delle stesse donne in particolare, di cui la sinistra utilizza, facendosi spesso scudo, con strategica alternanza».
Dunque tanti i temi trattati e sviscerati che hanno contribuito a dipanare magari qualche dubbio sollevato dai «togati» della Corte Costituzionale, che hanno tacciato la legge sulla sicurezza una serie di indirizzi in aperto conflitto con i principi di proporzionalità e ragionevolezza, di fondamento razionale, di offensività, il tutto attraverso una forma di decretazione d’urgenza che striderebbe non poco con le questioni contingenti.
Alberto Bagnai, nel suo eloquio pacato, efficace ed incisivo, ha ripreso il concetto che aveva espresso all’inizio del dibattito Vincenzo D’Incecco, relativamente alla «questione culturale» che influisce non poco sulla capacità di sostenere quelli che sono i principi etici e legali in una società in cui proprio il ruolo centrale della famiglia è stato volutamente depotenziato. «In Italia abbiamo un problema legato al bilanciamento dei poteri dello Stato – sostiene il parlamentare della Lega che poi continua – . È indispensabile una separazione e un equilibrio dei poteri per evitare che il popolo sia messo nel tritacarne dei grandi interessi economici della finanza globalizzata. Gli imprenditori stranieri sono molto combattuti nel venire ad investire in Italia, perché vedono gli stessi poteri dello Stato come un grosso deterrente, per il conclamato rischio di contenzioso che potrebbe innescarsi».

In chiusura entrambi i rappresentanti del Carroccio, che hanno rinnovato l’incontro con i sostenitori al prossimo convegno di Villalago, nello splendido comprensorio abruzzese delle Gole del Sagittario, hanno sottolineato che quello del decreto sicurezza è solo il primo grande passo verso una visione della società e dello Stato più condivisa dai cittadini, in una comunità sempre più globalizzata che necessita di riferimenti e garanzie imprescindibili per poter crescere e svilupparsi.
mas.man.







