VOLTURINO – Era ancora notte fonda quando da Volturino è partito il pullman che ha portato i 13 ragazzi dell’Istituto Comprensivo Monti Dauni sul colle Palatino di Roma. La destinazione era il Centro di Produzione Mediaset, in particolare la redazione del Tg5, una delle testate televisive più importanti del panorama giornalistico nazionale.

Solo due tappe durante il viaggio di 300 Km, prima di varcare i cancelli dell’agognata meta: la prima per l’appuntamento con Mariella, l’unica studentessa di San Marco la Catola, costretta a raggiungere il gruppo una volta in viaggio, quando l’orologio segnava una manciata di minuti dalle 4 della mattina; la seconda per la classica colazione con cornetto e cappuccino, direttamente in autostrada. Poi via a tutto gas (per modo di dire) verso Roma. Ad accompagnare il gruppo dei ragazzi la dirigente dell’Istituto Diana Riccelli e la professoressa di italiano Angela Bianco.

L’aria che si respira nel pullman è gioiosa e serena, perchè l’attesa coincide con un premio meritatissimo che i ragazzi si sono guadagnati sul campo, dopo aver concluso questa singolare esperienza didattica con la realizzazione di un giornale, interamente «costruito» pezzo per pezzo dalla loro creatività e dal desiderio di essere protagonisti di qualcosa di non convenzionale.
Prima un tuffo inevitabile nella storia, dal momento che la location degli studi Mediaset coincidono con uno dei luoghi simbolo dell’antichità della Capitale: ad un passo dal Velabro e il Foro Romano, ad un tiro di schioppo dal Colosseo e in linea d’aria con il Circo Massimo. Immersi in un museo a cielo aperto ecco che si dipana quella che sembra l’angusta e antica entrata del tempio della comunicazione televisiva nazionale, l’ammiraglia del colosso Mediaset, con la gloriosa testata del Tg5. Un punto di arrivo per chi sogna di fare il mestiere del giornalista, in un contesto sociale in cui la comunicazione esercita un potere formidabile e persuasivo delle masse.
Il cerimoniere di questa eccezionale esperienza è Stefano Cavaldesi. Ci accoglie con i suoi modi garbati e gentili, dai quali traspare una professionalità senza fronzoli. La prima tappa è il blasonato Studio Uno, un tempo fra i più grandi d’Europa in assoluto. Proprio dallo stesso studio vengono irradiati i programmi di Rete 4 come «È sempre Cartabianca» e «Quarta Repubblica», rispettivamente di Bianca Berlinguer e Nicola Porro. I ragazzi sono ammaliati e stupiti per una realtà che una volta «toccata» e vissuta dal dietro le quinte è tutta un’altra cosa.

Poi è la volta dello Studio Due, vale a dire uno degli studi riservati ai Telegiornali fra i più grandi d’europa. Si attraversa la redazione in un immenso open-space, dove c’è persino una giornalista che al suo tavolo registra il suo servizio «fuoricampo» che poi verrà inserito nella scaletta del Tg. In religioso silenzio i ragazzi attraversano l’immensa Sala regia, colorata dalle decine di monitor e consolle indispensabili per la gestione e il coordinamento dei programmi.

Finalmente si accede allo Studio, quello familiare agli occhi dei telespettatori che sono sempre dall’altra parte del teleschermo. La realtà è un’altra cosa: le immagini sui videowall a led, di ultimissima generazione, ti avvolgono e ti «seguono» personalizzando l’intera coreografia tutt’attorno alle pareti dello studio. Molti dei ragazzi sono esterefatti e si muovono con stupore.

Sono increduli per tutto quello che sta accadendo. Poi a rompere il ghiaccio ci pensa Fabio Tamburini, il vice-direttore del Tg5. Quando è operativo ha gli occhi del suo direttore, il grande Clemente Mimun; in pratica è il «deus ex machina» di tutto il transatlantico del Tg5; una nave mastodontica ma al tempo stesso snella e vorace. «Abbiamo ottimizzato ogni strategia anche in termini di risorse umane: in nostro aiuto abbiamo una tecnologia modernissima che siamo in grado di far funzionare come un orologio svizzero» spiega con malcelata soddisfazione Tamburini, che poi si dedica ai ragazzi con quella empatia che solo pochi professionisti sono in grado di instaurare.

Intanto il tempo vola: la nostra visita doveva durare pochi minuti, ed invece sono passate due ore. Centoventiminuti eccezionali per i ragazzi, ormai tronfi di meraviglia e di soddisazione. Un successo su ogni fronte. Ci sarà certamente una prossima occasione.
Massimo Manfregola
Guardate il servizio di approfondimento sulla trasferta a Roma al Tg5 su «Plus» la rubrica televisiva del nostro giornale







