Trofeo Matteotti 2026 invito presentazione sabato 5 settembre alle 10
banner_giogreen
previous arrow
next arrow
Banner 3
Banner 4

Influenza aviaria nei bovini in aumento negli Usa

Si tratta di un ceppo che ha iniziato a diffondersi nel 2020 con gli uccelli migratori in molte parti dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa, causando estese morie di uccelli
Data: 14 Giugno 2024

ROMA – Non esistono allarmismi, anche se la salute degli animali è strettamente correlata al benessere dell’uomo. Tutto è iniziato a marzo, quando è stato identificato negli USA un ceppo di influenza aviaria ad alta patogenicità, H5N1 (2.3.4 4b), in alcuni bovini da latte.

L’influenza aviaria è un’infezione virale causata dai virus della famiglia Orthomyxoviridae, genere Influenza-virus A. I virus dell’influenza A sono gli unici orthomixovirus di cui sia accertata la capacità di infettare i volatili.; i volatili acquatici costituiscono un importante serbatoio di questi virus.

 

Si tratta di un ceppo che ha iniziato a diffondersi nel 2020 con gli uccelli migratori in molte parti dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa, causando estese morie di uccelli. Nel 2021 gli stessi virus sono passati nel Nord America e nel 2022 nel Sud America.

Il documento congiunto FAO-OMS di aprile 2024 segnala che nel frattempo è aumentata la frequenza di segnalazioni di infezioni in animali marini e terrestri diversi dagli uccelli: negli Stati Uniti sono state riscontrate infezioni in capre e mucche da latte e il ceppo H5N1 (2.3.4 4b) è stato identificato nella maggior parte dei casi.

Infine, di nuovo in USA, l’evento più clamoroso per la sua numerosità: casi di infezioni da H5N1 in bovini da latte appartenenti a 67 diversi allevamenti in nove diversi Stati ed elevate concentrazioni virali nel latte prodotto. L’ennesima occasione per ricordarci che la salute umana, quella animale e quella dell’ambiente sono legati indissolubilmente e che solo la sanità pubblica può mettere in campo sistemi di sorveglianza e di risposta efficaci, tenendo a bada anche inutili allarmismi.

Ne scrive Stefania Salmaso, epidemiologa, già direttrice del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità.

Influenza trasmissibile dai volatili agli umani

I virus dell’aviaria possono contagiare in alcune condizioni anche il pollame domestico e causare di conseguenza gravi epidemie su larga scala; a peggiorare il quadro è il fatto che alcuni ceppi virali si sono dimostrati in grado di superare le barriere tra le specie e causare patologie o infezioni subcliniche (prive di sintomi) negli esseri umani e in altri mammiferi (salto di specie, come nel caso del nuovo coronavirus.

Il sottotipo H5N1 del virus dell’aviaria è un virus ad alta patogenicità che ha colpito per la prima volta la specie umana nel 1997 durante un’epidemia scoppiata ad Hong Kong; dopo l’ulteriore diffusione mondiale nel 2003 e 2004, questo ceppo di virus dell’aviaria si è diffuso dall’Asia verso l’Europa e l’Africa e si è radicato nel pollame di diversi paesi, causando migliaia di casi di influenza aviaria, alcune centinaia di casi nella specie umana e molti decessi.

Le cause dell’infezione

Gli uccelli, proprio come le persone, possono contrarre l’influenza da specifici virus influenzali, che tuttavia di norma possono contagiare e trasmettersi solo verso altri volatici, domestici e selvatici. È quindi raro che le persone vengano infettate dai cosiddetti virus dell’influenza aviaria, ma può succedere.

La maggior parte degli essere umani che sono state vittime di contagio hanno avuto uno stretto contatto con uccelli infetti o con superfici contaminate dalla saliva, dalle mucose o dagli escrementi degli animali; affinché si verifichi la trasmissione è infatti necessario che una quantità sufficiente di virus raggiunga una mucosa (tipicamente occhi, naso o bocca) ed è per questo che i pochi casi registrati sono limitati ad esposizioni professionali.

Credit: healthy.thewom.it

Banner 6
Banner 7
Banner 8
Banner 9