PESCARA – Il fatto che la Ducati abbia deciso di mettere le ruote «tassellate» alle sue motociclette è sotto il profilo storico un evento eccezionale. È come se la Ferrari decidesse di costruire vetture da rally e per questo partecipare al mondiale Wrc. Storicamente i due marchi hanno molti punti in comune. Non solo l’area geografica in cui sono stati concepiti quelli che sono i nomi simbolo dello stile e delle competizioni italiane in tutto il mondo, le cui fabbriche, quella di Maranello e di Borgo Panigale, distano poco più di una quarantina di chilometri l’una dall’altra. Persino il Cavallino Rampante, icona della Scuderia Ferrari, donato nel 1923 dalla madre dell’aviatore Francesco Baracca ad Enzo Ferrari, è un qualcosa che ha accomunato le due fabbriche di bolidi da corsa, entrambi uniti ancora dal rosso delle livree, retaggio di un passato in cui le scuderie sportive di diverse nazioni venivano contraddistinte da un solo colore.

A traghettare la Ducati nel mondo del fuoristrada è ufficialmente un solo uomo, Paolo Ciabatti, assieme ad un gruppo di collaboratori di primissimo livello. Se dovessimo dare un titolo a questa nuova avventura del manager torinese, potremmo pensare a «Capitani coraggiosi» – sorride al telefono compiaciuto il boss della Ducati Corse Off-Road –: Il film, interpretato da Spencer Tracy e da Freddie Bartholomew, ispirato all’omonimo romanzo di Rudyard Kipling, che trattava la storia di un padre assente e di suo figlio dal carattere ribelle. Entrambi dopo un periodo in cui si conoscono meglio riescono a conquistarsi la fiducia reciproca dopo una serie di avventure.

A pensarci bene la metafora potrebbe calzare a pennello se consideriamo il settore del fuoristrada come un figlio ancora inesperto, come un frutto acerbo, che ha bisogno di essere seguito per crescere ed esprimere il suo potenziale.

Torinese, classe 1957, dal gennaio dello scorso anno Paolo Ciabatti è il numero uno della Ducati Holding. Il 1997 è l’anno che segna il suo ingresso nello storico marchio italiano delle due ruote. Nel 2013 è il direttore del progetto Moto GP e dall’anno successivo direttore sportivo del Reparto corse. Un persona dinamica e determinata. Meticolosa quanto basta per avere sempre tutto sotto controllo. È quello che si dice l’uomo giusto al posto giusto. Un passato a respirare a 14 anni olio ricinato con le rudimentali esperienze in motocross, prima che una brutta frattura mettesse precocemente fine alla sua carriera agonistica. Poi qualche stagione nei rally, nella nautica off-shore, e la passione per l’aeronautica, gli aerei e in particolare gli elicotteri.

Contattare Paolo Ciabatti al telefono non è impresa facile, soprattutto alla vigilia dell’ultimo appuntamento italiano ad Arco di Trento del Mondiale, quando gli impegni sul campo non lasciano molto tempo alle pubbliche relazioni. L’ultima volta ci siamo incontrati nel Castello Malvasia di Panzano a Castelfranco Emila, in una cena conviviale con amici comuni, ospiti di Mario Righini, uno dei collezionisti d’auto fra i più famosi del mondo. Oggi la chiacchierata è volta a capire meglio obiettivi e strategie di un marchio così famoso. La domanda è scontata e la risposta di Paolo Ciabatti arriva precisa e senza indugio: «Il nostro fine è quello di diventare dei player importanti anche nel segmento off-road. L’obiettivo di questa nuova famiglia di modelli Ducati è quello di attrarre una fascia di clientela più giovane rispetto a quella che già ci segue ormai da anni con i nostri modelli stradali».

Il mercato ha le sue regole e un’azienda importante come quella Ducati deve guadagnare nuove fette di mercato, facendo leva sulla popolarità del suo brand e soprattutto sullo spessore tecnologico che riesce a portare in dote. Ma anche per un grosso marchio come quello della Casa di Borgo Panicale non è facile sfidare la concorrenza. Sono necessari grandi investimenti, strategie ben definite e, soprattutto, un bravo capitano alla guida di una nave pronta per solcare l’oceano con ogni tipo di mare.

«È una nuova sfida, per Ducati – chiosa Ciabatti – e anche per me a livello personale, e sicuramente non è meno impegnativa rispetto a quelle del passato. Entrare nel segmento del fuoristrada specialistico ci rende orgogliosi e fiduciosi allo stesso tempo, perché siamo consapevoli del potenziale tecnico che siamo in grado di offrire anche in un contesto molto diverso rispetto a quello in cui siamo conosciuti da decenni. La nuova Desmo450 MX nasce con l’obiettivo di avere successo in un mercato nel quale non siamo mai stati presenti, almeno negli ultimi 50 anni. E’ vero che Ducati aveva già corso nel motocross nella seconda metà degli anni 70, nello specifico nel campionato italiano con Italo Forni, ma quelli erano altri tempi e i modelli fuoristrada di allora non avevano poi avuto un grande seguito commerciale».

Poi il discorso si sposta inevitabilmente sulla gara di Pietramurata, ad Arco di Trento, la seconda prova italiana del mondiale, prima del nuovo appuntamento che si correrà in Svizzera il prossimo 21 aprile, e Ciabatti ne approfitta per sottolineare quanto sia stata in un certo modo sofferta ma naturale la decisione di sostituire Guadagnini con il nove volte campione del Mondo Tony Cairoli, che proprio sul tracciato dolomitico ha messo a segno nella sua carriera ben quattro vittorie, prima che annunciasse il ritiro dalle competizioni nel 2021. Infatti il 22enne pilota veneto, roockie del mondiale MXGP e compagno di squadra di Jeremy Seewer nel team Aruba.it-Ducati, reduce da due quarti posti nelle prime sei gare, a seguito di una brutta caduta durante un allenamento in Sardegna, aveva riportato un trauma polmonare e la fratture di sei costole toraciche che lo hanno costretto ad uno stop forzato che durerà molto probabilmente fino al prossimo appuntamento sul circuito Schweizer Zucker di Frauenfeld in Svizzera.

«Far correre Cairoli nel GP del Trentino è stata la diretta conseguenza dell’infortunio di Mattia Guadagnini in Sardegna. Abbiamo telefonato a Tony appena dieci giorni prima della gara di Arco di Trento, pur sapendo che non aveva un allenamento specifico per un intero weekend di gare del mondiale MXGP. Avevamo parlato con Cairoli della possibilità di una wild card più avanti nell’anno, in modo che avesse il tempo per prepararsi al meglio, ma era importante affiancarlo a Jeremy Seewer, nella seconda gara italiana del mondiale, un pilota di grande esperienza e molto popolare tra i tifosi e gli appassionati, che in più conoscesse a fondo la Desmo450 MX. E Tony ha risposto con entusiasmo alla nostra chiamata, dimostrando ancora una volta di essere un grande sportivo».

A Pietramurata Cairoli aveva cominciato in maniera positiva, se non fosse atterrato corto su un triplice salto, massacrando così la ruota posteriore quando era in bagarre per la sesta piazza. Partito ultimo, ma come un razzo, dal cancelletto di partenza, nella prima manche il nove volte iridato della Ducati ha concluso 13° dopo che i muscoli delle braccia hanno cominciato a cedere. In definitiva Cairoli ha confermato tutta la sua esperienza da grande talento nonostante sia alla soglia dei 40anni. È comunque riuscito a chiudere 19° in classifica, raccogliendo punti preziosi in entrambe le manche e portando a casa una serie di dati ed esperienze sul campo che per la squadra sono come oro colato al fine di progredire nello sviluppo del mezzo meccanico durante il lungo e faticoso campionato 2025. Il compagno di squadra Jeremy Seewer ha invece piazzato in sesta posizione la sua Desmo450 in gara-1 posizionandosi nuovamente nella top-ten del ranking generale.

Ad agosto del 2024, in occasione del GP di Olanda ad Arnhem, Cairoli debuttò nella prova mondiale MXGP in sella alla neonata Desmo450 con un approccio senza dubbio interessante: fu costretto al ritiro quando era in ottava posizione; non male per la gara d’inizio. Segno che il potenziale del mezzo c’è tutto.
«Il “desmo” è ormai diventato un marchio di fabbrica Ducati: siamo solo noi ad utilizzarlo, e questo sistema originale per azionare le valvole è presente sui motori di tutte le moto sportive del nostro marchio, anche in MotoGP sulla Desmosedici. La prima Ducati con distribuzione desmodromica – continua Paolo Ciabatti – è stata la 125 GP Desmo progettata nel 1956 dall’Ingegner Fabio Taglioni, ma forse quella che ha rappresentato meglio il successo di questo sistema nelle competizioni è stata la 916 Desmoquattro con motore bicilindrico a 4 valvole che vinse nel 1994 all’esordio un mondiale Superbike con Carl Fogarty. E poi ovviamente la consacrazione è arrivata con la Desmosedici GP che sta dominando da qualche anno in MotoGP».

Il progetto Ducati Desmo450 è molto valido, e la combinazione dei vari partner tecnici che sviluppano ogni parte della moto sotto la direzione tecnica della squadra capeggiata da Marco Maddii, dagli ammortizzatori Showa, al sistema frenante della Brembo, sono tasselli importanti che nell’insieme riescono ad offrire un contributo eccellente per continuare a progredire gara dopo gara.
«La Desmo450 MX con cui stiamo correndo in questa prima parte del mondiale MXGP – conclude il capo dell’off-road Ducati – utilizza per il momento un motore standard, identico a quello della moto di serie che sarà disponibile presso le concessionarie Ducati selezionate a giugno di quest’anno. Più avanti passeremo ad una versione “racing” più spinta».
Italo Forni, il pilota di motocross della Ducati più pagato degli anni Settanta
Se parliamo di Motocross e di Ducati non possiamo non parlare di Italo Forni. Negli anni 70 e 80 è stato un mito per gli appassionati della specialità in Italia, conquistando due titoli tricolori: nel 1972 nella Classe 250 e nel 1976 nella 500.

È stato l’unico pilota ufficiale Ducati nel 1976 e 1977. Classe 1950 Forni è un uomo d’altri tempi. La sua grande passione per i motori è rimasta pressochè intatta negli anni. Nel suo piccolo museo conserva più di qualche pezzo d’epoca che rimette in moto in occasione del MotoGiro d’Italia, quello organizzato ogni anno da Massimo Mansueti. Fra queste vecchie glorie del passato conserva la Norton S 750 del 1971 e la 850 del 1975; una Guzzi 35 modello PL 250, una comoda Bmw 69S con sidecar steib 501 oltre ad un’adrenalinica Benelli 1130 3 cilindri. Fra le tante moto ha recuperato persino l’unica auto prodotta da Ducati nel 1946, la «Du4» 4 cilindri 250.

«Ai miei tempi il motocross era uno sport molto più seguito e popolare rispetto ad oggi – racconta Italo Forni dissimulando una velata nostalgia –. Si correva su piste improvvisate, su sterrati e tracciati disegnati alla buona, e l’approccio con gli appassionati era più naturale e più diretto di quanto lo sia oggi. Tutto è cambiato rispetto a quei tempi». Dopo gli anni passati a fare il funambolo nel motocross, dal 1959 al 1962 continuò la sua collaborazione con la Ducati in qualità di responsabile commerciale della rete estera del marchio italiano. Collaborò a lungo con l’ingegner Fabio Taglioni, che era a capo del reparto progettazione della Casa di Borgo Panigale. «Con Taglioni, può sembrare strano, – ricorda Italo Forti – non si parlava quasi mai di motori. Si condivideva assieme la passione per le orchidee. Nel giardino di casa sua aveva una serra meravigliosa, e io, che avevo studiato agraria, ero solito regalare al mitico progettista della Ducati alcuni semi di questi fiori di varietà particolari, che mi venivano dati dalla mia professoressa di botanica, la signora Strigoli».

Dopo un breve intervallo Forni accenna alla poliedrica visione tecnica che a quei tempi avevano coloro che lavoravano per i marchi più blasonati delle due e delle quattro ruote. «Ricordo che l’ingegner Taglioni assieme a Giorgio Monetti, progettarono persino un 8 cilindri per la Formula 1. In Ducati quel lavoro non fu molto apprezzato. Al contrario impressionò tantissimo un certo John Surtees, già pluricampione del mondo di motociclismo e successivamente anche nella massima formula (nel 1964) con la Ferrari. Il grande Surtees avrebbe voluto montarlo sulla Cooper o sulla Lotus, ma non si trovò mai un accordo per la ferma opposizione di Taglioni».

Rispolverati i ricordi del passato, dove la gestione aziendale di un marchio come Ducati necessitava di spaziare anche su altri settori commerciali persino molto lontani dalle due ruote, perché l’azienda doveva fare cassa, l’interesse di Italo Forti converge sui progetti Ducati attuali, e in particolare sulla Desmo450 MX: «Sono pienamente convinto sul valore aggiunto della distribuzione desmodromica sui motori off-road: se la potenza della 450 richiede il talento di piloti molto esperti e fisicamente dotati, prevedo che il successo commerciale della Desmo250 sarà totale, perché chi avrà il piacere di guidarla riuscirà a sfruttare tutto il potenziale della moto, anche in termini di maneggevolezza».

La tentazione di domandare cosa sia cambiato oggi nel motocross rispetto ai tempi in cui vinse i due titoli italiani è naturale quanto automatica. E Italo Forni risponde con la sua consueta e generosa pacatezza: «Quasi tutto, per non dire tutto». Poi continua: «Non ci sono paragoni: i piloti di oggi, vista e considerata l’esasperazione tecnica e le prestazioni del mezzo meccanico, necessitano di un’attenta e sistematica preparazione fisica. Io ero fortunato, perché provenivo dal rugby, quindi avevo già una certa formazione per quanto riguardava l’allenamento delle gambe e delle braccia. Tutto si faceva in modo più dilettantistico anche se fra tutti i piloti dell’epoca ero uno dei più pagati, con i 5 milioni all’anno delle vecchie lire che riuscivo a portare casa, soprattutto grazie agli sponsor che sostenevano la mia carriera. Oggi con le stesse cifre, rapportate al valore attuale, non riesci a mettere sul carrello nemmeno la moto per qualche turno di prove libere. Sono un uomo felice, appagato: un vecchio motociclista che prova ad invecchiare con il sorriso».
Massimo Manfregola
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