CITTA’ SANT’ANGELO – Le morti sul lavoro rappresentano un problema nazionale importante e imprescindibile da ogni considerazione. Per questo motivo anche il presidente dell’Ente Nazionale Bilaterale per la Formazione (Enbital), Paolo Provino, è intervenuto sull’argomento e sulla situazione abruzzese: «L’analisi dei dati sugli infortuni sul lavoro richiede grande discernimento per non cadere in valutazioni semplicistiche che rischiano di allontanarci da soluzioni realmente efficaci. Se vogliamo compiere un passo in avanti decisivo nella riduzione delle morti bianche, è necessario adottare strategie innovative che vadano oltre il solo perimetro del cantiere o dell’ufficio».
L’occasione nasce dalla riflessione sui dati che periodicamente vengono presentati e che spesso aggregano fattispecie molto diverse tra loro. «Una lettura attenta dei numeri – prosegue il dottor Provino – rivela come una quota significativa degli incidenti mortali classificati ‘sul lavoro’ avvenga in itinere, ovvero durante gli spostamenti casa-lavoro, o sia causata da malori improvvisi che colpiscono il lavoratore durante l’orario di servizio. Si tratta di due ambiti che le attuali normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro intercettano solo marginalmente».

Secondo il presidente di Enbital, è fondamentale quindi ampliare l’orizzonte degli interventi. «Dobbiamo iniziare a considerare la sicurezza dei trasporti e la mobilità sostenibile come un pilastro della salute e sicurezza dei lavoratori. Incentivare forme di trasporto collettivo sicure, promuovere lo smart working dove possibile o investire in infrastrutture stradali più moderne non sono solo politiche ambientali o di mobilità, ma veri e propri strumenti di prevenzione degli infortuni».
Un’altra frontiera strategica indicata dal presidente Provino è quella del welfare aziendale integrato, con un focus specifico sulla prevenzione sanitaria proattiva: «Molti decessi classificati come ‘malori sul lavoro’ potrebbero essere prevenuti con una maggiore attenzione allo stile di vita e alla salute del lavoratore. Perché non integrare tra i benefit aziendali visite specialistiche con dietologi, nutrizionisti o cardiologi? Promuovere la salute del lavoratore a 360 gradi significa creare un ambiente più sano e, di conseguenza, ridurre drasticamente il rischio di fatalità che non dipendono direttamente da una mansione pericolosa».
«Continuare a concentrare gli sforzi unicamente sugli standard di sicurezza all’interno degli appalti, pur essendo un’azione necessaria e condivisibile, rischia di essere insufficiente – conclude il Paolo Provino –. È tempo di un cambio di paradigma: la tutela del lavoratore deve iniziare prima che varchi la soglia dell’azienda e deve includere un’attenzione concreta al suo benessere psicofisico generale. Solo con questa visione olistica potremo davvero aspirare all’obiettivo di zero morti sul lavoro».







