SAN MARCO LA CATOLA – È diventata una sorta di «caccia al tesoro» quella dei sindaci coinvolti a loro insaputa in progetti che prevedono la costruzione di parchi eolici sulla estrema dorsale appenninica dei Monti Dauni, al confine con il Molise e la Campania.
Ormai è da qualche tempo che gli amministratori di Celenza Valfortore, Carlantino e San Marco la Catola, sono seriamente preoccupati per la minaccia di espropri dei fondi agrari in aeree di interesse paesaggistico che potrebbero diventare esecutivi se le istituzioni regionali e nazionali non prenderanno atto della gravissima situazione, che andrebbe a penalizzare in modo inequivocabile la bellezza di territori ancora incontaminati.

«Dopo aver letto un articolo proprio sul vostro giornale, ho appreso che sul territorio di San Marco la Catola, pende un progetto della società Wind 2 Energy Italia Srl di Mondovì, con le pratiche già in corso di approvazione dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, per la costruzione del «Parco eolico di Tufara» che prevede sei aerogeneratori con Potenza unitaria di 5,1 MW». Ribatte così il sindaco di San Marco la catola, Luigi Piacquadio, paesino che conta meno di 900 anime al confine estremo con la Puglia, in un panorama che rimane l’unico baluardo contro un processo inesorabile di «demografizzazione» che molti comuni isolati del Monti Dauni hanno deciso di tentare di combattere attraverso una serie di strategie mirate ad una certa attrazione turistica dei loro territori.
È acclarato che la costruzione di giganteschi parchi eolici, in contesti in cui lo spopolamento mette già a dura prova gli equlibri di sussistenza sociale, non pone certo una barriera a questo processo che viene accentuato da un isolamento che diventerebbe ancora più critico con questa forma di «industrializzazione energivora coatta» a vantaggio delle grandi holding (soprattutto straniere) che detengono il controllo di questea miriade di piccole società, molto spesso «dormienti» che vengono attivate all’occorrenza.
Da una nostra indagine, abbiamo verificato che le due società (la Wind 2 Energy Italia Srl e la Farpower 3 Srl) che hanno già avviato ogni procedura per ottenere il lasciapassare dal ministero dell’Albiente e della Sicurezza Energetica – dicastero che fa capo al ministro Gilberto Pichetto Fratin, – per i due progetti che impattano sul territorio del piccolo comune di San Marco la Catola, sono entrambe le controllate di altre società riconducibili ad aziende molto più strategiche sul piano degli appalti, sempre nel settore energetico. Nulla da imputare a queste società che si muovono sul mercato – se non quello del grave impatto paesaggistico di molti progetti non condivisi con gli enti locali– grazie alle concessioni e alle oportunità elargite loro da politiche che incentivano questo monopolio commerciale nel nome dell’energia pulita.
Il governo centrale, sulla scorta di quanto deciso a Bruxelles, ha «blindato» queste concessioni utilizzando la strategia legislativa della «pubblica utilità» attuando una dichiarazione di «indifferibilità ed urgenza» che di fatto costituisce il presupposto di legittimità del provvedimento di occupazione d’urgenza del suolo, secondo l’articolo 22 bis del D.p.r. N°327 del 2001. Vale a dire che anche società private possono vantare un decreto di esproprio dei terreni, senza che vi sia alcuna tutela da parte dei proprietari dei fondi destinati a parchi eoloci.
Per quanto riguarda la società Wind 2 Energy Italy Srl con sede a Mondovì, risulta attualmente inattiva, anche se costituita nel 2021, con il capitale sociale posseduto da altre due Srl. Il progetto prevede l’impianto di sei aerogeneratori da 30,6 MW per la costruzione del «Parco eolico di Tufara», che confina con la provincia di Benevento e l’abitato di San Bartolomeo in Galdo. La seconda società, la Farpower 3 Srl con sede a Roma, che ha pronto un progetto preliminare denominato «Wind Farm San Marco la Catola» – versante occidentale del Subappennino Dauno Settentrionale, nelle località Macchia dell’Orto, Defensa, Petruscella, Salita del Signore, Maitini, Macchia della Murrecina – prevede l’installazione di nove torri eoliche di 5,6 MG ciascuna per un totale di 50,40 MW complessivi ed è stata costituita nel 2007. A sua volta posseduta e inglobata (assieme alla Farpower 2 Srl) dalla Daunia Deliceto Srl che ha sede a Rovereto (dopo varie fusioni e trasferimenti di aziende) e ancora da Margherita Srl, che rappresenta il domus delle precedenti aziende.

Il sindaco di San Marco la Catola, Luigi Piacquadio, ci fa inoltre notare che sovrapponendo le mappe dei due progetti, relativamente alla costruzione dei due parchi eoloci, esistono persino dei punti in cui addirittura si intersecano fra loro i due tronchi degli impianti che interessano le dorsali sovrastanti il fiume Fortore e il torrente la Catola così come ci spiega: «La cosa che ci desta preplessità – denuncia il primo cittadino di San Marco la Catola – è come sia possibile che il nostro territorio, per giunta a pochissima distanza dal centro abitato, sia interessato da ben due progetti che in un certo settore hanno persino una leggera sovrapposizione. Inoltre, abbiamo notato sulle planimetrie relativi ai esecutivi tecnici che abbimo trovato in Rete e riconducibili alle aziende interessate, che non è presente sulle mappe il nostro Centro di compostaggio, costruito cinque anni fa. Verificando le carte in nostro possesso, abbiamo notato che proprio una di queste gigantesche torri, dovrebbe sorgere sulla struttura in questione che di fatto esiste ed è reale, ma non figura sulle mappe. Siamo a chiederci come sia possibile che certi progetti siano al vaglio delle autorità competenti, senza che la nostra amministrazione né le altre dei comuni limitrofi, siano state avvisate e rese partecipi di tutto quanto sta avvenendo nel più completo silenzio istituzionale».
Molti amministatori e sindaci di numerosi comuni minacciati da questa «invasione» indiscriminata di impianti eolici e fotovoltaici di molte regioni italiane, hanno deciso di reagire attraverso una sorta di consorzio di tutela denominato appunto «Articolo 9» convocando a Roma, mercoledì 22 maggio, ore 10.30-15.00, presso la Sala Risorgimento, Hotel Massimo d’Azeglio, Via Cavour 18, gli Stati Generali contro l’eolico e il fotovoltaico a terra, in difesa degli interessi territoriali nazionali. È certamente un primo passo verso un braccio di ferro fra cittadini e istituzioni che ha come fine ultimo anche quello di rifondare una Europa che da troppi anni sembra aver perduto quella identità politica indispensabile al fine di generare quel compromesso ideale fra interessi di potere e finanziario e quelli legati al territorio.
Massimo Manfregola
Nella prima puntata della rubrica «Plus» si parla del problema dei parchi eolici sul territorio dei Monti Dauni. Seguiteci sulle nostre piattaforme e fate le vostre segnalazioni: redazione@ilgiornaledelladriatico.it







