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Pescara e il mondo della scuola piangono il professor Nicola Venosa

Maestro di cultura e umanità, si trasferì in Abruzzo dopo la laruea in lettere, conseguita all’Università Federico II di Napoli. Alla moglie Maria e a suo figlio Paolo il cordoglio di quanti ebbero il piacere di conoscerlo e di avvalersi del suo grande valore che sapeva esternare anche nello sport
Data: 29 Ottobre 2026

PESCARA – il mondo della scuola e delle cultura, assieme alla città di Pescara che lo aveva accolto, piange il professor Nicola Venosa. Lucano di origini, nato nel piccolo centro di Acerenza, Venosa era trapiantato in Abruzzo da oltre cinquant’anni, dopo aver conseguito una laurea in Lettere classiche all’Università Federico II di Napoli, si trasferì giovanissimo a Città Sant’Angelo, per una cattedra all’Istituto Magistrale Spaventa. Successivamente arrivò al liceo Leonardo da Vinci di Pescara, l’istituzione scolastica che lo avrebbe accompagnato fino alla pensione e che rappresentò il palcoscenico privilegiato del suo lungo magistero. Da quelle aule sono passate intere generazioni di pescaresi, molti dei quali oggi affermati avvocati, medici, ingegneri e professionisti. Uomini e donne che, nella propria formazione, hanno conservato qualcosa di quelle lezioni: un riferimento culturale, una suggestione letteraria, una battuta fulminante, un invito a guardare la realtà da una prospettiva diversa.

Il professor Nicola Venosa

Il professor Venosa, insegnante di lingua e letteratura italiana e latina, è stato un educatore nel senso più alto e autentico del termine, capace di una grande dialettica oratoria, i suoi insegnamenti riuscivano andare oltre le pagine dei libri, e trasformare una lezione in un’occasione di crescita, al punto da far dialogare il mondo classico con la contemporaneità e di trasmettere, insieme alla conoscenza, il valore della cultura, il rispetto per il prossimo e il gusto, mai scontato, del pensiero libero. Accanto alla scuola, c’era un’altra grande passione: il calcio. Anche in questo mondo Nicola Venosa ha lasciato la propria impronta, prima come apprezzato arbitro, poi attraverso un percorso dirigenziale nella sezione AIA di Pescara.

Alla moglie Maria e al figlio Paolo giungano anche le condoglianze del nostro giornale.

 

Crediti: Associazione Editorius

 

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