MONTESILVANO – È una fuga in massa quella dei giovani italiani in cerca di fortuna all’estero. Una emorragia che non si ferma. Quello che si profila è certamente un quadro allarmante e impietoso: a mostrarcelo sono i dati relativi al rapporto stilato dal Cnel, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, relativamente al numero di italiani iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) che nel 2024 è di oltre 6 milioni (6.134.100), ovvero quasi un italiano su 10 ha residenza all’estero.
Se a questo aggiungiamo il tasso di denatalità e quindi di decrescita demografica del Paese, il futuro che ci aspetta è tutt’altro che roseo. Nell’arco di dodici anni, dal 2011 al 2023, sono 550 mila i giovani italiani, della fascia di età dai 18 ai 34 anni, che sono emigrati all’estero. Se molti giovani scappano dal Bel Paese, significa che non esistono garanzie né opportunità per rimanervi. E i dati del Cnel parlano chiaro, anzi sono chiarissimi: l’Italia è all’ultimo posto in classifica fra i paesi europei per attrazione giovanile; vale a dire che accogliamo solo il 6% di europei, contro il 34% della Svizzera e il 32% della Spagna. Finanche il 35% dei giovani del Nord Italia è pronto a trasferirsi all’estero.

In soldoni significa che il Paese perde forza lavoro giovanile; non si garantisce nessun ricambio generazionale; esportiamo le nostre esperienze in paesi concorrenti e l’economia interna stagna, per non dire che langue. Quindi bisogna fare i conti con l’invecchiamento della popolazione italiana che nel nostro paese ha raggiunto livelli d’allarme, se non altro perché non essendoci forza lavorativa, non si potranno garantire le pensioni alle generazioni attualmente impiegate. In Italia il 12% della popolazione ha più di 75 anni, spesso in una situazione di fragilità e bisognosa di servizi di assistenza. Quella della denatalità è dunque una emergenza epocale che porta inesorabilmente ad un progressivo indebolimento della forza lavoro. Quindi siamo sempre meno competitivi rispetto ai nostri partner europei, evidenziando una crisi di sostenibilità della spesa pubblica che, di giorno in giorno, diventa sempre più allarmante.
La crisi delle imprese giovanili
Secondo un report dello Studio Fondazione Nord Est, l’interfaccia tra il mondo della ricerca in cui si definisce e comprende il futuro, e il mondo dell’industria, nel 2022 e 2023 sono almeno 100mila i giovani che hanno lasciato l’Italia. In dieci anni sono scomparse 153mila imprese guidate da Under 35. Come dire che tra il 2024 e il 2014 l’Italia ha perso 42 imprese guidate da giovani con meno di 35 anni di età. Quindi siamo passati dalle 640mila del 2014 alle 486mila del dicembre 2024.

La situazione in Abruzzo
Lo spettro della crisi morde anche l’Abruzzo, che solo una decina di anni fa sembrava un’isola felice rispetto al resto d’Italia. E invece proprio a Pescara, dal 2018 a oggi, hanno chiuso 861 imprese artigiane, con una variazione negativa pari al 9% (dati Cna). Seguono in questa speciale classifica, Chieti (750), L’Aquila (560) e Teramo (557).
Se nel 2018 erano 28mila 896 le imprese attive in Abruzzo, nel 2023 si è registrata una contrazione che fa scendere a 27mila 168 quelle ancora attive. Una performance fra le peggiori d’Italia, se si escludono le Marche, nell’ultimo quinquennio. Le stime di Aldo Ronci per la Cna, fanno la fotografia ad una situazione abbastanza critica, al punto che il calo percentuale del 9,12% risulta quasi il triplo rispetto alla media nazionale che si attesta al 3,25%.
Peggio dell’Abruzzo hanno fatto solo le Marche che hanno visto diminuire le imprese artigiane dell’11,56%.
La tradizione che resiste e vince: la soluzione di Paolo Michetti
Per fortuna non esistono solo aziende che abbassano la saracinesca. Abbiamo sondato il territorio e abbiamo trovato naturalmente anche realtà virtuose che si sono ritagliate uno spazio ben definito all’interno del tessuto economico abruzzese e in particolare in quello del pescarese. Paolo Michetti e suo figlio Mattia, imprenditori nel campo del settore dolciario e della ristorazione, hanno nel loro Dna di famiglia un cromosoma che li identifica da sempre come famiglia di panificatori. Paolo, cinquantasei anni, primogenito di una famiglia che ha sempre tenuto le mani in pasta, in quanto rinomati panettieri a Pescara, è riuscito a vincere la difficile sfida di diventare fra le pasticcerie più qualificate ed apprezzate di Pescara e Montesilvano. Suo figlio Mattia, 26enne, è la sua ombra. Spesso lavora nell’altro locale di Pescara, in una zona centralissima della città adriatica. Non si risparmia nel suo lavoro, assieme ad una compagine di fidatissimi ed efficienti collaboratori. Lo vedi spesso alla cassa, perché della famiglia è quello che mostra maggiore dimestichezza con il settore contabile, ma quando c’è da servire ai tavoli non esita a prendere un vassoio dal banco per assecondare la richiesta dei clienti.

Paolo Michetti è un visionario, istrionico – si è cimentato persino come imitatore di Adriano Celentano in alcune partecipazioni della Rai – che ha sempre realizzato ciò di cui si era innamorato. È cresciuto con gli odori del forno del nonno Luigi, che aprì l’attività a Pescara nel 1957. «Avevo sette anni quando dopo la scuola mi rifugiavo nel negozio di piazza Duca degli Abruzzi del nonno – ricorda Paolo Michetti con un pizzico di affettuosa nostalgia — . È stato il mio riferimento perché è forse grazie a lui che ho capito come avrei dovuto gestire la mia strada, il mio futuro, ascoltando quelle che erano le mie reali aspirazioni. Nonno Luigi era anche il presidente dei Panificatori di Pescara: una istituzione all’ora nel settore commerciale e per me un riferimento da seguire. Con mio padre Franco, invece, ho capito quanto era importante dedicarsi al lavoro a tempo pieno e con passione dopo che con mia madre Dina gestivano la stessa attività ereditata dal nonno che, a partire dal 1984, aveva anche una catena di franchising con prodotti da forno. Ma come spesso avviene lavorando a stretto gomito con i genitori, presto la bottega di famiglia cominciava a starmi stretta».

Ed è così che nel 1997 ebbe l’intuizione, a Montesilvano, di aprire una cornetteria «Dolce notte» che assecondava quelle che erano le abitudini della movida notturna locale, soprattutto nel periodo estivo. Ma la vera svolta avvenne nel 2003 con l’apertura di una pasticceria, dove finalmente poteva dare sfogo al suo estro creativo oltre che imprenditoriale. Il resto è storia dei nostri giorni, con una evoluzione e una prospettiva che guarda sempre avanti e mai indietro. La cura maniacale dei dettagli è una prerogativa delle attività che porta il nome dell’azienda Michetti a Pescara e Montesilvano. Il personale è scelto con cura ed è inserito in una squadra equilibrata che si alterna secondo quelli che sono i ritmi dettati dalla stagionalità. Nel periodo di San Giuseppe, in cui il laboratorio deve attrezzarsi per sfornare una quantità industriale di almeno 24mila prodotti artigianali di primissima qualità in grado di soddisfare le richieste di un pubblico sempre più esigente e numeroso, il lavoro di squadra diventa una prerogativa imprescindibile. Uno dei segreti del successo di questa azienda è l’importanza che rivolge ai giovani, alcuni dei quali provengono direttamente dal vicino Istituto alberghiero Zoli di Silvi Marina, scuola dove insegna lo stesso Paolo Michetti. «Formare il personale in modo eterogeneo e complementare è fondamentale – spiega Michetti guardando Luca D’Ovidio, una sorta di talent scout dell’Edu Talent Academy, un centro di orientamento che aiuta i ragazzi dai 14 ai 21 anni nel percorso di avvicinamento al mondo del lavoro – . I ragazzi devono affrontare con passione la loro professione, ma perché questo diventi possibile è indispensabile creare attorno a loro le condizioni migliori per cui possano esprimersi e osare».

Un punto di contatto reale quello dell’imprenditore abruzzese rispetto ai giovani e al mondo del lavoro. Quello di «guidare» i giovani studenti in quello che può essere un percorso formativo nell’ambito aziendale è un modus operandi che rientra nelle strategie aziendali, almeno in Italia, solo dei grandi brand dell’industria d’eccellenza italiana di caratura internazionale. Paolo Michetti, imprenditore dalle idee chiare e innovative, è una icona virtuosa e una perla rara in un momento così delicato per la nostra economia e, soprattutto, per i nostri giovani, costretti a fare le valigie per poter sperare in un futuro lavorativo dignitoso.
Con l’agenzia Edu Talent Academy di Luca D’Ovidio hanno stretto un accordo di collaborazione per individuare e «creare nuovi talenti» da formare e inserire nei ranghi dell’azienda dolciaria, così come alcuni talentuosi freschi di scuola, che già lavorano dopo aver conseguito il diploma.
L’Abruzzo, dunque, può dare l’esempio per sperare in un futuro a colori come la terra che rappresenta questa regione che possiede ogni elemento naturale per fare la differenza in un mondo in cerca di una identità che al momento sembra perduta.
Massimo Manfregola







