PESCARA – Il Wildlife Photographer of the Year è il concorso internazionale più prestigioso di fotografia naturalistica ideato e gestito dal Natural History Museum di Londra dal 1965. Se pensiamo che l’abruzzese Carlo D’Aurizio, con una laurea Medicina e Chirurgia e specializzazione in Neurologia e Fisiatria, è tra i cento vincitori di un concorso fra i più accreditati al mondo, possiamo capire quanto siano eccezionali i suoi scatti, che immortalano un pezzo del territorio d’Abruzzo, terra dalla quale prende ispirazione.
Carlo D’Aurizio, nato a Roccamorice, nel cuore del Parco Nazionale della Majella, ha sempre coltivato la sua passione per la fotografia e la natura, al punto che il suo scatto dal titolo Starling morning cloud, nuvola mattutina di stormi, è stato esposto a Londra, in 13 ottobre scorso, presso presso il Natural History Museum, all’interno della sua iconica Hall Centrale, in occasione della cerimonia di premiazione del concorso, che quest’anno è stato vinto dall’altro fotografo italiano, Federico Veronesi con l’immagine The Aftermath.

La foto di D’Aurizio, vincitrice fra le migliori del concorso WPY, è stata scattata una mattina di dicembre sul fiume Tirino e rappresenta uno stormo che si invola sulle anse del fiume. Limmagine è stata apprezzata dalla giuria per il suo equilibrio cromatico e compositivo, in quanto sono ben rappresentati tutti gli elementi naturali: le anse del fiume, il canneto e la vegetazione, che offrono riparo agli uccelli, e il volo degli storni che sembra raffigurare una nuvola che sorvola il fiume.

Il Wildlife Photographer of the Year è il più famoso e prestigioso concorso di fotografia naturalistica del mondo, e appartiene al Natural History Museum di Londra, ente di beneficenza registrato e istituzione scientifica che lavora per ispirare l’amore per il mondo naturale. Il concorso racconta la storia di un pianeta sotto pressione e intende sfruttare il potere della fotografia per far progredire la conoscenza scientifica, diffondere consapevolezza su questioni importanti e coltivare un amore globale per la natura. Al WPY del 2026 è pervenuto un numero record di 65403 immagini, da fotografi professionisti e non, provenienti da 121 paesi. La giuria di esperti, dopo attenta valutazione, ha premiato solo 100 delle oltre 65000 immagini pervenute.

Il fotografo e medico abruzzese, dirigente presso la Asl di Pescara, una mattina di dicembre diversi anni fa, mentre era impegnato a scattare fotografie, fu sorpreso da un intenso sibilo, un rumore molto particolare mai sentito prima. Alzando lo sguardo ha assistito allo spettacolo di migliaia di storni in un volo che sembrava non avere fine. Da allora, ha iniziato a monitorare la zona e ha scoperto che tra la fine di novembre e l’inizio di gennaio – sebbene non ogni anno – gli storni utilizzano la vegetazione lungo il fiume come luogo in cui trascorrere la notte. Gli storni provenienti dall’Europa settentrionale e orientale migrano verso paesi più caldi nel sud del continente, tra cui Italia, Francia, Spagna e Nord Africa. In Italia e nell’Europa meridionale, arrivano a milioni in autunno, alla ricerca di un clima mite e di abbondante nutrimento. Scelgono spesso aree urbane e suburbane come grandi dormitori comuni (ad esempio, tra i pini o lungo i viali alberati di città come Roma, Milano e Napoli), poiché questi luoghi offrono riparo dal freddo e protezione dai predatori. Nei campi e in campagna: durante il giorno frequentano zone agricole, frutteti e vigneti per nutrirsi di semi, insetti e bacche.







