PALMOLI – Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto che la mamma e i tre figli dovranno essere trasferiti in una struttura protetta nei pressi di Vasto per un periodo di osservazione e quindi abbandonare la loro casa nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, nella quale vivevano in famiglia assieme al papà.
A nulla è valsa la petizione online di oltre 13mila firme a sostegno della famiglia anglo-australiana che aveva deciso di vivere in un modo alternativo in un bosco nei pressi dell’abitato del piccolo Comune abruzzese di 800 abitanti al confine con il Molise. Tutto era cominciato circa un anno fa, quando i figli della coppia in questione furono ricoverati in ospedale per una intossicazione alimentare da funghi. I carabinieri fecero un sopralluogo nella residenza della famiglia e quindi scattò una segnalazione, relativamente al fatto che la casa non disponeve dell’allaccio della corrente elettrica né dell’acqua. Una condizione ritenuta dannosa per la crescita dei minori e che aveva portato ad una sospensione della potestà genitoriale, senza però interrompere l’affidamento dei minori alla famiglia.

Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, questi i nomi dei genitori protagonisti della vicenda. Lui, inglese di Bristol, un passato da venditore di mobili in legno e lei, australiana, ex insegnante di equitazione, avevano raccontato ai giornalisti e alle televisioni che si erano occupati del caso, di essere felici di vivere a contatto con la natura, in modo semplice e lontano dagli stress della città, assieme ai loro tre figli: due gemellini di 6 anni, un mascheitto e una femminuccia, e una bambina di 8 anni.
Questa triste vicenda ha scosso anche una parte della politica nazionale, in particolare il vicepremier Matteo Salvini, che si è espresso definendo la situazione «vergognosa», e accusando lo Stato di intervenire indebitamente nelle scelte educative e nello stile di vita dei due genitori. Ha sottolineato in modo caustico la decisione del Tribunale il segretario della Lega: «Inaccettabile che lo Stato entri nel merito dell’educazione privata e delle scelte personali di una famiglia che ha trovato in Italia un paese ospitale e che invece, secondo me, gli sta rubando i bambini».

Sulla stessa lunghezza d’onda Vincenzo D’Incecco, coordinatore regionale della Lega Abruzzo: «Mentre migliaia di famiglie in tutta Italia attendono da anni che una procedura di adozione si sblocchi, in questo caso invece si è riusciti a smembrare una famiglia nel giro di pochi giorni». L’esponente politico abruzzese continua manifestando tutta la sua disapprovazione su quanto disposto dal Tribunale dei Minori dell’Aquila: «Sono profondamente amareggiato per i bambini – sottolinea – e arrabbiato per quanto sta accadendo nel mio amato Paese. Tre minori, cresciuti in un contesto familiare sano e immersi nella natura, sono stati portati via come se i loro genitori fossero dei criminali. Il rischio ora è un trauma profondo che poteva e doveva essere evitato. Si colpisce con durezza – prosegue – chi ha scelto uno stile di vita diverso, lontano dalla frenesia cittadina, garantendo comunque istruzione e cura ai propri figli, mentre lì dove realmente esistono degrado, mancanza di servizi e situazioni familiari critiche, come accade in molti campi nomadi, spesso non si rileva la stessa tempestività o attenzione. È un paradosso che lascia sconcertati. Come Lega Abruzzo – conclude – saremo al fianco di questa famiglia e vigileremo affinché siano tutelati i diritti dei bambini, la serenità della madre e del padre, ma soprattutto il buon senso che dovrebbe prevalere su tutto».
mas.man.







