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A Pineto rinvenuta un’antica fornace di epoca romana

Nel corso dei lavori di scavo del metanodotto Cellino Attanasio, nell’area verde attigua al viale delle Rose, la sorveglianza archeologica della cooperativa Archeolab ha certificato la presenza di un sito archeologico di una certa importanza storica, databile tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.
Data: 7 Agosto 2026
PINETO – Dai reperti archeologici riportati alla luce in modo del tutto casuale, gli scavi avvenuti a Pineto in un parco della zona Nord, hanno inequivocabilmente certificato che in quell’area una fornace produceva anfore che probabilmente servivano per il trasporto di vino in epoca romana. La scoperta è stata resa possibile grazie alla sorveglianza archeologica della cooperativa Archeolab durante i lavori eseguiti dalla Società Gasdotti Italiani SpA per la realizzazione del metanodotto Cellino Attanasio–Pineto, precisamente in viale delle Rose.

 

 
Il sito, di epoca romana, è databile tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., destinato, secondo quanto emerso dagli scavi, alla produzione e allo stoccaggio di anfore e laterizi e strettamente collegato all’antica Hatria e ai traffici commerciali dell’Adriatico. Successivamente, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province dell’Aquila e Teramo, coordinata dalla funzionaria archeologa Gilda Assenti, sono stati eseguiti gli scavi che hanno restituito strutture murarie di notevoli dimensioni, ambienti destinati all’immagazzinamento e una grande fornace utilizzata con ogni probabilità per la produzione di anfore.
Tra i reperti rinvenuti figurano frammenti di anfore, tappi, laterizi, una moneta e persino un amo da pesca in bronzo. Le analisi archeologiche in corso consentono di ipotizzare che il sito fosse un centro produttivo specializzato nella realizzazione di contenitori destinati al trasporto del vino atriano, già noto nell’antichità per la sua qualità e commercializzato attraverso gli approdi del Cerrano e di Scerne – dove una volta esisteva un porto i cui resti sono ancora visibili a pochi metri dalla superficie delle acque a largo della Torre – oltre che probabilmente di olio e di garum (antica salsa di pesce). La presenza della fornace, insieme agli edifici di stoccaggio, rappresenta una testimonianza di particolare rilievo sull’organizzazione economica e commerciale del territorio romano. L’area, situata in una posizione strategica tra la viabilità antica e il litorale, è stata temporaneamente reinterrata per garantirne la conservazione e il lavoro per il metanodotto è proseguito garantendo la tutela del sito. Il Comune di Pineto è impegnato, insieme alla Soprintendenza, nel percorso che porterà alla tutela del sito, alla ricerca delle risorse necessarie per il restauro e alla successiva valorizzazione scientifica e culturale. Proprio ieri sera, nel giardino di Villa Filiani, alla presenza delle autorità politiche locali, un convegno ha presentato quanto è riemerso dagli scavi, alla presenza di Gilda Assenti, funzionaria archeologa della Soprintendenza, di Marina Cerquetella, archeologa responsabile per ArcheoLAB e di Franco Di Giovanni, archeologo di ArcheoLAB.

 
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