AVEZZANO – Confagricoltura Abruzzo vince una delle sue battaglie relativamente all’adeguamento della Legge n. 9/2026 del 7 maggio, inerente «l’individuazione di aree idonee alla installazione di impianti da energie rinnovabili».
La legge, che recepisce il quadro normativo nazionale, sulla individuazione di aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili (FER), attraverso la Giunta regionale, ha posto delle deroghe relativamente ad alcune osservazioni avanzate da Confagricoltura Abruzzo, con le quali quest’ultima denunciava vizi di illegittimità costituzionale, totalmente accolte e condivise da tutti i Ministeri competenti, pedissequamente riportate nel testo revisionato, previo ammonimento in tal senso da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri che, con fraterno spirito di collaborazione politica ha evitato l’impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale a fronte di un impegno ad addivenire alla tempestiva modifica della norma sottoscritto dal presidente Marsilio. Rientrano in questi vincoli anche la tutela paesaggistica, quella dei Beni culturali, le aree agricole con colture di pregio. In buona sostanza il testo modificato incrementa la salvaguardia del suolo agricolo fertile, limitando la proliferazione incontrollata di impianti fotovoltaici a terra su terreni produttivi. Sono stati definiti dei vincoli di priorità assoluta per l’installazione all’interno di stabilimenti produttivi e aree limitrofe non destinate all’agricoltura, e sono state considerate idonee le discariche e i lotti di discarica chiusi o ripristinati, nonché le cave e le miniere cessate o abbandonate. Le aree non agricole sono considerate idonee solo se finalizzate a impianti fotovoltaici per l’autoconsumo o a servizio di una Comunità Energetica Rinnovabile, con una potenza massima consentita, con l’esclusione tassativa di creare impianti nelle aree idonee per le zone umide tutelate dalla Convenzione internazionale.
L’Organizzazione di rappresentanza e tutela delle imprese agricole abruzzesi esprime dunque un certo apprezzamento per lo spirito collaborativo con il quale la Regione, sfidando il caldo africano e malgrado la vigilia ferragostana, abbia voluto onorare l’accordo raggiunto con il Governo, nel rispetto ed in favore dell’intero territorio abruzzese. Una condizione che ha reso il dialogo fra le parti più disteso anche per la ritrovata serenità istituzionale, nonché la consapevolezza di come la norma così riscritta salvaguardi il principio idenditario della Regione, nel rispetto dei principi nazionali e anche quelle rispetto a superfici vicine a strade e insediamenti industriali inizialmente esposti a seri rischi speculativi.
Tuttavia, persistono delle perplessità che portano Confagricoltura a capire come succederà a quelle domande di autorizzazione in sospeso, considerando le avvenute modifiche di legge dell’intervenuta modifica, quindi dall’entrata in vigore del pubblicazione del primo testo di legge, in data 14 maggio 2026 e fino all’effettiva approvazione definitiva della norma così come modificata, nella denegata ipotesi in cui fossero intervenute di richieste di autorizzazione per l’installazione di impianti da energie rinnovabili in aree ritenute idonee dalla prima Legge, quale indirizzo si è dato la Regione Abruzzo per poterle evadere e dirimere?

A sollevare il quesito con spirito accondiscendente e una punta di sottile ironia è il presidente di Confagricoltura L’Aquila, Fabrizio Lobene che si esprime evidenziando: «Siamo felici che la Regione abbia infine imboccato la strada dell’ascolto e della ragione. Come Confagricoltura siamo da sempre favorevoli all’innovazione tecnologica e alle energie rinnovabili, purché realizzate con criterio e senza devastare i campi. Proprio per questo, e per puro spirito di collaborazione verso le istituzioni e di tutela verso gli operatori che intendono investire seriamente sul nostro territorio, poniamo una domanda aperta e costruttiva: è stata prevista in Consiglio una norma transitoria con efficacia retroattiva ex tunc a far data dal 14 maggio e non ex nunc? Sarebbe un vero peccato se, nella fretta di sanare la legge, ci si fosse dimenticati di questo dettaglio, lasciando che le autorizzazioni della fase intermedia nascano già macchiate da vizi di legittimità. Un rapido chiarimento in aula eviterebbe brutte sorprese e futuri contenziosi a tutti, con la conseguenza di un notevole danno all’erario».
Confagricoltura Abruzzo ribadisce infine la propria completa disponibilità a collaborare in sinergia con il Consiglio regionale per perfezionare gli ultimi dettagli del testo durante il passaggio in aula. L’obiettivo deve essere unico e condiviso: garantire la massima certezza del diritto, blindare la tutela del suolo agricolo e mettere al riparo da brutte sorprese legali sia le aziende agricole e zootecniche che gli operatori intenzionati a investire seriamente e con regole chiare sul nostro territorio. La mano di Confagricoltura resta tesa, nella consapevolezza che prevenire un contenzioso sia sempre infinitamente meglio che dovervi porre rimedio a posteriori.







