AVEZZANO – La transizione ecologica diventa un rebus e un campo di battaglia politico fra il governo centrale, istituzioni regionali, imprenditori agricoli, parti sociali e Comuni italiani. Un percorso ad ostacoli in cui i diktat europei, leggi e norme stringenti si scontrano spesso con quelle che sono le esigenze e la vocazione del territorio. Un territorio complesso, quello nazionale, le cui bellezze naturali e il peso della sua antropizzazione, vivono in un equilibrio molto spesso delicato e e mai come in questo momento sospeso.

Per quanto riguarda la famigerata transizione ecologica ed in particolare il fotovoltaico vi è stata una levata di scudi della Confagricoltura, nella persona del presidente Fabrizio Lobene, che in occasione di una partecipata conferenza stampa tenutasi ad Avezzano, presso la sede di Confagricoltura L’Aquila ha tuonato sottolineando che la riconversione ecologica e sviluppo sostenibile: «non può e non deve mai trasformarsi in un pretesto per una speculazione fondiaria selvaggia a discapito di chi produce cibo, difende la biodiversità e custodisce il paesaggio della nostra regione». All’incontro nella Città marsicana erano presenti anche il direttore Stefano Fabrizi, i dirigenti storici come Settimio Iacutone e Riccardo Federici e la delegazione dei Giovani guidata da Erminio Pensa e Franco Cherubini, per lanciare un monito alla Regione e inchiodarla alle proprie responsabilità istituzionali. Al fine di spazzare via ogni residua cortina fumogena e dimostrare l’assoluta trasparenza e la volontà di costruire soluzioni reali, i vertici dell’associazione hanno compiuto un atto di forza e di chiarezza inedito, consegnando ai giornalisti un corposo fascicolo di documenti, contestualmente le carte e le interlocuzioni, oltre ai pareri integrali dei Ministeri, sulla Legge Regionale numero 9/2026. La distanza siderale tra l’azione di Confagricoltura Abruzzo e le posizioni della politica regionale si manifestano nel comunicato diramato questa mattina dall’assessore Mario Quaglieri, che ha gettato acqua sul fuoco relativamente alle contestazioni emerse nell’incontro, considerando «sterili» le polemiche del presidente Fabrizio Lobene, e liquidando il tutto con una battuta provocatoria, secondo cui questo questo polverone – documenti compresi – sarebbero la conseguenza del «caldo africano» di questi giorni.

Dal canto suo il presidente di Confagricoltura, stigmatizzando l’accaduto, rimanda al mittente il pensiero di Quaglieri, nonché incalzando quanto segue anche in riferimento a certe «nomine» di cui parlava l’assessore regionale: «Preghiamo lo stesso di voler denunciare pubblicamente quali siano queste nomine, dal momento che non ne abbiamo mai avuto nota. Contestualmente lo inviterei a manifestare gratitudine nei confronti di questa organizzazione agricola, dal momento che la stessa insieme ai propri associati, aldilà delle appartenenze politiche e per i soli motivi di rappresentività territoriale, ha sostenuto la sua ascesa politica, condividendo nel tempo battaglie su cui eravamo pienamente allineati a vantaggio di tutta la regione Abruzzo. Piuttosto sorge spontaneo domandarsi, perché tanto accanimento da parte di un assessore in una questione in relazione alla quale non ha alcuna delega e/o competenza amministrativa?». Continua il presidente Lobene asserendo che: «Confagricoltura è un’organizzazione seria, autonoma e di parola: finché la politica si muoverà nella direzione giusta per il comparto, continuerà ad avere sempre il nostro pieno sostegno senza personalismo alcuno; parimenti non possiamo esimerci dal contrastare eventuali gravi errori, specie se a questi dovessero conseguire nocumenti persistenti nel tempo. Riteniamo pertanto incomprensibile, non giustificato e autolesionista l’odierno atteggiamento ostile e ostruzionistico che l’assessore sta manifestando nei confronti dei suoi stessi elettori e del mondo agricolo che lo ha espresso, sostenuto e votato».
Nei documenti ufficiali contenuti nel fascicolo consegnato alla stampa, sempre Confagricoltura dice che il governo centrale non ha impugnato la norma dinanzi alla Corte Costituzionale esclusivamente perché il Governatore di regione, lo scorso 2 luglio, aveva firmato un formale impegno di revisione degli articoli 2 e 4 della legge precedentemente approvata in Consiglio regionale. Il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) l’ha bollata come gravemente «distonica» rispetto alla direttiva nazionale, ricordando l’obbligo di tutelare in modo assoluto le aree agricole di pregio (dai vigneti intensivi alla piana del Fucino) e di non superare il limite del 3% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) calcolato su base comunale. A questo si aggiunge la scure del Ministero dell’Ambiente (MASE), – si legge nella nota – che ha denunciato la gravissima incertezza interpretativa creata, e ha suggerito la riscrittura integrale dell’articolo 2. Infine, il Ministero della Cultura ha riscritto integralmente parte del testo intimando il ricorso immediato alla Corte costituzionale nel caso in cui la Regione non l’avesse totalmente recepito e sottoposto a una nuova approvazione di Consiglio. Un quadro considerato catastrofico, su cui pende ancora la ferma contestazione di Confagricoltura Abruzzo sull’articolo 3, ritenuto palesemente incostituzionale: la Regione ha ecceduto i propri poteri pretendendo di individuare le aree «non idonee» anziché limitarsi a quelle «idonee», generando un buco normativo per tutte le superfici non esplicitamente menzionate.









