MONTESILVANO – Su tutta la costa adriatica e in particolare su Pescara e Montesilvano, in una manciata di minuti sono caduti 66 litri di pioggia per metro quadrato (oltre 2 milioni di mc solo a Pescara; 600.000 ad Alba). Sono queste le drammatiche stime rimbalzate dopo i tenporali di queste ore, che in altre zone d’Italia, come l’Emila Romagna, ha fatto esondare ancora fiumi e torrenti, allagando strade e abitazioni.
Conseguenza i un territorio che si è trasformato con l’eccessiva cementificazione e con la cattiva manutenzione delle nostre città. La diretta conseguenza è che quantità eccessive di acqua si infiltrano nel terreno (sottraendola al ruscellamento superficiale) con un veloce riversamento a valle. Il risultato è quello di avere un picco di deflusso più alto e più ravvicinato all’evento piovoso.
E proprio i centri costieri del teramano e del pescarese hanno le colline alle spalle, in larga parte cementificate anch’esse, che determinano spesso questa circostanza naturale.
Molti canali sono stati tutti o interrati per l’opportunità di cementificare intere aree che una volta erano rurali, oppure tombati sotto una soletta di cemento, riducendo la sezione di deflusso che nel caso di grandi portata d’acqua piovana non riesce a smaltire quanto invece naturalmente avrebbe potuto fare un invaso di deflusso lasciato in perfetta manutenzione.
Solo a Pescara, considerando la superficie del territorio comunale e ritenendo uniforme la distribuzione delle precipitazioni su di esso, si superano i 2 milioni di metri cubi di acqua caduta al suolo, vale a dire, una quarto del volume d’invaso della Diga di Penne.
A Pescara e con la sua provincia, nel giro di pochi decenni sono stati consumati oltre il 50 per cento del suolo che una volta era destinato ad uso rurale. E questo si è verificato anche nelle zone collinari.
Il problema, dunque, è di tipo politico, oltre che «strutturale». La cementificazione è un processo che può avere i suoi risvolti negativi quando non si rispettano quelle che sono le naturali esigenze del territorio.
Nonostante questa situazione allarmante, si continua a costruire. A Roseto sono previste nuove colate di cemento, a Silvi, invece, i cantieri si concentrano sulla costruzione di nuove grandi strade. Attraverso un piano di programmazione e messa in sicurezza nazionale del territorio qualcosa deve cambiare.








