ROMA – Con la morte di Umberto Pizzi si spegne a Roma una icona dei paparazzi del gossip capitolino. In sella al suo scooter sapeva essere al posto giusto al momento giusto, in una Roma spesso disordinata e caotica, fiutando lo scoop, incorniciando la foto che sarebbe diventata la copertina dei più famosi giornali glamor, quelli dove tutti fanno a gara per apparire anche se fanno finta del contrario.

Il suo immenso archivio fotografico è come un grande teatro in cui maschere di ogni tipo si sono avvicendate nel tempo, tracciando una composizione di immagini e situazioni che sono la sintesi perfetta di una fetta di storia del nostro mondo. Da Liz Taylor a Sofia Loren, da Gianni Agnelli a Pier Paolo Pasolini. Nei suoi obiettivi è transitato mezzo mondo della mondanità e di coloro che al potere associavano una vita frivola e spensierata. È stato uno dei protagonisti della Dolce Vita di Via Veneto, degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. In un’epoca in cui non esistevano né i social media né internet, ma erano i suoi scatti la finestra su un mondo che per la maggior parte delle persone, rimaneva inesplorato o al massimo in chiaroscuro. Per questo si può dire che Umberto Pizzi, il paparazzo discreto e garbato della Roma Cafonal, è stato una sorta di esploratore di una società che viveva imperturbabile nelle due metà di una clessidra, fra i salotti nobiliari dei palazzi romani e negli uffici del potere, dove gli squali danzano come in un immenso acquario, senza mai sfiorarsi.
Aveva 89 anni Umberto Pizzi, l’ultimo dei testimoni di un’epoca in bianco e nero, nato a Zagarolo nel 1937, località della periferia romana, famosa per l’ironia che il suo nome evocava quando si voleva bollare qualcuno dai modi spiccioli e coloriti. E proprio le sue origini modeste e di profondo conoscitore di un mondo spesso marginale rispetto a quello broccato ed evanescente della borghesia romana, che sapeva cogliere in modo acuto e sagace, quelli che erano i tratti ironici e buffi di personaggi del jet set mondiale. I suoi scatti sono un pezzo della storia italiana e di un mondo passato inesorabilmente alla storia.
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