SILVI MARINA – Silvi Alta come un castello di sabbia. Il borgo medievale adagiato come un presepe sulla collina sovrastante la linea costiera adriatica dell’abitato di Silvi Marina si riscopre fragile. Dopo la frana di fango che si è riversata rovinosamente sulla strada provinciale 29 il 10 aprile del 2025, e che ha costretto la chiusura dell’arteria che dalla statale 16 adriatica portava direttamente sul paese di Silvi Alta, un’altro evento simile ha scosso domenica scorsa gli abitanti del piccolo e caratteristico «balcone» panoramico di Silvi. Un ennesimo evento franoso, questa volta verificatosi nella parte bassa della strada provinciale 29 all’altezza di via Santa Lucia, ha nuovamente messo in allarme gli abitanti del piccolo centro collinare che sovrasta l’entroterra teramano fra la costa adriatica e Atri.

Tre abitazioni, a ridosso della frana, (sia a monte che a valle) hanno richiesto un’evacuazione precauzionale, e tre famiglie sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni dopo l’ordinaza di sgombero della polizia municipale. Questo pomeriggio (ieri per chi legge ndr) gli stessi cittadini sono stati ricevuti dal sindaco Andrea Scordella, nella sala consiliare del Comune. Nei volti di queste persone si leggeva l’angoscia di una situazione che al momento rimane sospesa e senza risposte concrete, visto che la condizione richiede ulteriori indagini che le istituzioni stanno elaborando dopo gli interventi precauzionali e di messa in sicurezza che sono stati posti in essere dai Vigili del Fuoco, dai tecnici e dai geologi che sono prontamente intervenuti dopo che l’Amministrazione comunale si è rimboccata le maniche per gestire al meglio la situazione.

Il sindaco Scordella, visibilmente provato da una situazione che desta preoccupazione, assieme al dirigente tecnico comunale, l’ingegner Mario Cerroni e all’assessore all’Urbanista, Giampaolo Lella, ha ascoltato le esigenze di un gruppo di cittadini direttamente interessati al problema e ha esordito precisando che: «Domani (oggi per chi legge ndr) alle 9:30 ci sarà il sopralluogo del Genio civile e dell’assessore regionale sul luogo della frana. La nostra priorità è quella di salvaguardare i cittadini dal pericolo di ulteriori crolli che possano interessare anche quelle abitazioni vicinissime al bordo dello smottamento. Per questo motivo, dopo la relazione del geologo che ha definito pericolosa l’intera zona, senza indugio ci siamo preoccupati di diramare un’ordinaza di sgombero, e di capire quante famiglie necessitano di una sistemazione provvisoria in attesa che le indagini tecniche ci diano un quadro della situazione più completo».

Come spesso avviene in questi casi, è l’acqua la causa scatenante dei crolli: penetrando nelle falde del terreno crea un dissesto erosivo che provoca il collasso di alcune strutture. Molti studi di geologia effettuati nella zona appenninica, hanno evidenziato situazioni di subsidenza del suolo (fenomeno di abbassamento del livello dello stesso) il quale ha una composizione determinato da sedimenti torbiditici silicoclastici, conseguenza dei fenomeni di erosione.

Paolo e la signora Chiara sono due delle tre famiglie che hanno dovuto abbandonare la loro casa e adesso si appoggiano provvisoriamente dai loro parenti. Hanno dovuto lasciare le loro cose, le loro comodità, le loro case, per trovare una sistemazione di fortuna. Alcuni presso parenti e amici. Altri, che vivono con più animali domestici di una certa taglia, dovranno organizzarsi tenendo conto anche della sistemazione delle loro bestiole. Sui loro volti si legge l’incertezza di una situazione che nei prossimi giorni potrebbe cambiare inevitabilente i loro progetti di una vita. «Faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per supportarvi – sottolina il sindaco Scordella – per offrirvi un alloggio pagato dall’Amministrazione affinché possiate avere una casa in attesa di capire cosa bisognerà fare. Nel caso ci dovessero essere ulteriori problemi, sono pronto a fare richiesta del CAS (il Contributo di Autonoma Sistemazione) presso la Protezione civile in modo che possiate ricevere uno stanziamento economico per gestire al meglio questo inaspettato disagio abitativo».
Intanto il sindaco ha predisposto il COC, vale a dire Il Centro Operativo Comunale, ossia una sorta di struttura necessaria per coordinare interventi di emergenza che richiedono anche il concorso di enti ed aziende esterne all’amministrazione comunale, fra queste l’Aca, l’azienda per la fornitura dell’acqua potabile. A quanto pare già nel 2006 e successivamente nel 2017 altre frane hanno costretto persino un ristoratore locale a chiudere la sua attività, proprio per l’evidente situazione di precarietà statica in cui si trovava il suo ristorante. Il sindaco Scordella ha ricordato che Silvi Alta è sottoposta ad un grave dissesto idrogeologico, al punto che in questi anni sono stati stanziati circa 5mln e mezzo di euro per interventi di messa in sicurezza di alcune zone perimetrali dell’abitato. A partire da oggi bisognerà capire cosa è effettivamente accaduto e quali misure bisognerà adottare per gestire al meglio questa complicata situazione.
mas.man.
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