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Spiagge, il piano del Mit è tracciato ma non convince tutti

Nel testo del Mit sono indicati gli indennizzi per i concessionari uscenti, la durata delle concessioni che avrà al massimo un arco temporale di vent’anni, oltre ai valori del canone. Intanto registriamo una nota molto critica da parte dell’avvocato Bartolo Ravenna, legale del Coordinamento dei Concessionari Demaniali Pertinenziali Italiani, che riportiamo integralmente
Data: 1 Ottobre 2026

SILVI MARINA – La controversa situazione sulle concessioni balneari è forse vicina ad una svolta. Sulla questione a dir poco spinosa, relativa alla direttiva Bolkestein, che si trascina ormai da anni, Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha presentato alla Conferenza Unificata, presso il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la bozza del bando-tipo nazionale con quelle che sono le regole generali per le assegnazioni delle nuove concessioni demaniali tramite gara pubblica, entro la scadenza del 30 settembre 2027.

Nel testo del Mit sono indicati gli indennizzi per i concessionari uscenti, la durata delle concessioni che avrà al massimo un arco temporale di vent’anni, oltre ai valori del canone. Sono state fissate anche le date per la partenza dei bandi per i balneari, con le gare che dovranno partire entro il 30 giugno 2027, così come sarà garantita la continuità di gestione e servizi fino al subentro effettivo dei nuovi gestori. Un dossier che servirà per tracciare le linee guida nei discussi rapporti con l’Europa per i Comuni e le Regioni che dovranno organizzare le gare almeno sei mesi prima della scadenza dei titoli concessori e in ogni caso entro la data del 30 settembre 2027, riportata anche da una recente sentenza del Consiglio di Stato.

Una levata di scudi si solleva da parte della categoria dei Balneari, attraverso una nota dell’avvocato Bartolo Ravenna, legale del Coordinamento dei Concessionari Demaniali Pertinenziali Italiani in persona di Walter Galli, quest’ultimo rappresentante del Coordinamento concessionari pertinenziali. In primis si sottolinea che, nel confronto del Mit del 28 settembre scorso, sul bando-tipo sul regolamento per le concessioni demaniali marittime, il Coordinamento dei concessionari pertinenziali – sempre convocato dino a luglio, si dice nella nota – sia stato escluso dalla convocazione.

L’avvocato Bartolo Ravenna, legale del Coordinamento dei Concessionari Demaniali Pertinenziali Italiani

Si contesta il fatto che il Ministero ha omesso il riconoscimento della categoria dei concessionari pertinenziali. Inoltre l’avvocato Bartolo Ravenna sottolinea che «Nell’ultima bozza resterebbe il punteggio extra per le strutture alberghiere con concessioni confinanti e la possibilità di offrire rialzi sul canone». Si sottolinea una sorta di rapporto si subalternità, per cui la categoria sarebbe ridimensionata a semplici gestori di un tratto di spiaggia con ombrelloni e chioschi da smontare a fine stagione: «Gestiscono edifici in muratura sul demanio marittimo, spesso costruiti con capitali privati e diventati per legge proprietà dello Stato. Sono, in altre parole – continua in una nota fiume il legale del Coordinamento dei Concessionari Demaniali Pertinenziali Italiani – custodi a proprie spese di un patrimonio pubblico. Questa custodia ha un prezzo che nessun altro operatore del comparto sostiene. Il pertinenziale paga l’IMU ingentissima su un immobile che non è suo, ma dello Stato. Paga la TARI sull’intera superficie coperta e per tutto l’anno, anche se lavora pochi mesi. Deve eseguire, a pena di decadenza dalla concessione, la manutenzione ordinaria e straordinaria e ricostruire il fabbricato quando le mareggiate lo danneggiano. Versa un canone commisurato anche a superfici coperte e volumi. Per una singola azienda parliamo di canoni sino a 100.000 euro e, anche oltre all’anno, contro importi medi anche inferiori a 3.000 per una concessione di sola area da attrezzare con ombrelloni e lettini; di IMU fino a 50.000 euro; di manutenzioni che possono superare i 150.000 euro annui».

Sulla categoria, secondo la difesa dei Balneari, pesa un rischio d’impresa elevatissimo oltre ad una presunta disparità di trattamento rispetto ad altre categorie: «Si obietta che il diritto europeo impedirebbe ogni differenziazione, ma lo smentisce lo stesso bando-tipo. Riconosce un punteggio agli alberghi confinanti in nome di una “infungibilità funzionale”. Premia lautamente chi acquista lettini e ombrelloni del concessionario uscente, per garantire la “continuità funzionale”. Tutela, cioè, la continuità dell’attrezzatura mobile e ignora quella dell’edificio. Se si può riconoscere la specificità dell’albergo vicino, si deve riconoscere quella
di chi gestisce un immobile dello Stato. Trattare allo stesso modo situazioni diverse, mentre se ne trattano diversamente altre, non è neutralità: è disparità di trattamento. Il nodo più grave è l’indennizzo. La formula di legge rimborsa al concessionario uscente gli investimenti non ancora ammortizzati e un’equa remunerazione su quelli degli ultimi cinque anni. Applicata senza correttivi alla pertinenza, produce un’ingiustizia evidente: chi ha realizzato una struttura in muratura, o rifatto il tetto o consolidato l’edificio lo consegna al successore rinnovato, e riceve un rimborso calcolato come se l’opera fosse destinata a esaurirsi con la concessione. Invece resta allo Stato, che ne ricava un canone più alto, e al subentrante, che ne gode per anni. Il quinquennio fotografa poi solo l’ultimo tratto di storie imprenditoriali spesso lunghe decenni, e premia chi ha investito ieri a scapito di chi ha custodito bene per trent’anni. Non si chiede che lo Stato paghi un edificio che già gli appartiene, ma che gli investimenti fatti, a beneficio del bene pubblico, siano misurati con criteri
adeguati alla loro natura. Poche regole, tutte compatibili con la direttiva europea, che all’articolo 12 consente di tener conto nelle gare della salvaguardia del patrimonio culturale e di altri motivi imperativi di interesse generale. Che i bandi dichiarino quando un lotto comprende una pertinenza. Che gli interventi sull’immobile demaniale siano riconosciuti come investimenti e ammortizzati sulla loro vita utile, non sulla durata del titolo. Che la remunerazione tenga conto del capitale immobilizzato e del rischio. Che per le pertinenze non si faccia un’asta al rialzo su un canone che è già di mercato ed esosissimo, oltre ad altri balzelli. Che l’esperienza nella conservazione di immobili pubblici sia valutata in gara, come oggi si valuta quella nella gestione di un lido. E che lo Stato, prima di mettere a gara questi beni, li conti: oggi nessuna banca
dati pubblica dice quante e quali siano le pertinenze demaniali in Italia. Il Coordinamento ha formalizzato queste proposte in una memoria rivolta al Ministro delle Infrastrutture. Il tempo per correggere il testo c’è ancora, ma è poco. Dopo, ogni lacuna del bando-tipo si propagherà a tutti i bandi comunali d’Italia,
e le correzioni dovranno essere cercate davanti ai giudici, nazionali ed europei. I pertinenziali sono una minoranza numericamente marginale rispetto al totale delle concessioni demaniali marittime. Proprio per questo, forse, non possono contare sulla forza dei numeri, ma solo su quella degli argomenti o, quando sono utili…. per resistere ad attacchi dell’opinione pubblica, forse a volte non proprio sbagliati. Si chiede allo Stato e perché no, ad alcune associazioni di categoria, di smettere di usarne la diversità quando conviene e di negarla quando costa. Signor Ministro delle Infrastrutture, se questa è la realtà, non possiamo che
prendere atto di una politica che sicuramente giusta non è, e soprattutto che, ad
un certo punto, ha illuso con prediche di giustizia ed equità».

 

 

 

 

 

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