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Dal governo stop agli espropri dei terreni agricoli, ma solo per l’agrivoltaico

Molti amministratori dei Monti Dauni si chiedono perché questa proposta di legge sia a vantaggio esclusivo dei terreni agrivoltaici e non estesa anche ai suoli agricoli dove dovrebbero sorgere dei parchi eoloci. Lunedì prossimo la bozza del decreto a firma del ministro Lollobrigida, sarà oggetto di discussione sul tavolo del Consiglio dei ministri
Data: 4 Maggio 2024

FOGGIA – Un sussulto di coscienza e di buon senso pone fine al rigoroso «torpore istituzionale» dell’Agenda Draghi. A rompere le righe è il titolare del ministero dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che lunedì prossimo porterà sul tavolo del Consiglio dei ministri la bozza di un decreto legge nella quale si annuncia lo stop alle autorizzazioni degli impianti fotovoltaici sui terreni ad uso agricolo.

Un piccolo terremoto interno scuote dunque il governo, che certamente correrà ai ripari, per non compromettere gli impegni che l’Italia ha sottoscritto in occasione del G7 di Torino, e che prevedono entro il 2030 un incremento significativo dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, passando dagli attuali 66 gigawatt installati a 198 gigawat di capacità che verrebbe prodotta, con un incremento della portata annua che passerebbe da 12 a 20 gigawatt.

Numeri e cifre che fanno pensare e mettono in crisi interi territori, soprattutto in Puglia, ed in particolare sui Monti Dauni, terra di conquista da parte delle numerose società italiane che operano nel settore eolico, di cui molte di queste riconducibili a grosse holding del settore energetico di origini svizzere, olandesi e tedesche. Poche risultano ancora le aree incontaminate, costrette a vivere sotto la «minaccia» di qualsivoglia decreti di esproprio di decine  e decine di ettari di terreni di interesse paesaggistico e naturalistico, tropppo spesso subordinati a convenienze speculative di cui si avvantaggiano a livello legislativo chi opera in campo energetico.

Un esempio dell’invasione dell’eolico sui Monti Dauni
Una immagine panoramica di Celenza Valfortore, con lo sfondo della diga di Occhito, area in cui dovrebbe sorgere un imponente parco eolico di una società con sede a Potenza (la Rinnovabili Sud Due) e riconducibile alla holding tedesca VSB che risponde al general manager Dirk Retzlaff

Proprio nella Valle del Fortore, è in atto un braccio di ferro fra i Comuni di Celenza Valfortore, San Marco la Catola e Carlantino, nei confronti di società del settore eolico, che vorrebbero impiantare imponenti aerogeneratori per giustificare un fabbisogno nazionale energetico solo teorico, visto e considerato che gran parte della energia prodotta dai parchi eolici del meridione d’Italia, è in esubero. La carenza di sistemi di accumulo non permette quella flessibilità di gestione e di uniformità dei flussi energetici, in modo da ridurre quell’intermittenza che spesso caratterizza queste tecnologie.

Molti amministratori locali come il sindaco di Celenza Valfortore, Massimo Venditti, si domandano perché questa bozza di decreto del ministro Lollobrigida si limita solo ai parchi fotovoltaici che, secondo una stima di Agostino Re Baudengo, presidente di Elettricità Futura – come riporta un articolo a firma Laura Serafini su il Sole 24 Ore – si tradurrebbe in un blocco pari all’80 per cento dei progetti in fase di autorizzazione.

Mentre ci accingiamo a scrivere questo pezzo, abbiamo provato a chiedere al deputato di Fratelli d’Italia Giandonato La Salandra, attento conoscitore delle problematiche locali legate all’eolico nei Monti Dauni, cosa ne pensasse di questa proposta del capo del dicastero dell’Agricoltura del governo Meloni ma, nonostante l’attesa, non ci è possibile riportare nessuna risposta.

Al centro il deputato Giandonato La Salandra con il sindaco di Carlantino (sx) Graziano Coscia e il sindaco di Celenza Valfortore, Massimo Venditti

Intanto, dalle fonti ufficiali, si registra una «interlocuzione in corso» fra il ministro Lollobrigida e il suo omologo all’Ambiente e alla Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, con l’obiettivo di trovare un compromesso ragionevole fra impegni sottoscritti dal nostro Paese e quelli che sono gli interessi dei proprietari dei fondi agricoli. Per dovere di cronaca bisogna registrare che anche Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia, spezza una lancia a favore del ministro dell’Agricoltura, ricordando che in Italia, senza devastare il paesaggio, esistono una quantità illimitata di superfici da utilizzare prima di intaccare la capacità produttiva dei nostri agricoltori, indispensabili a rispondere ad un fabbisogno primario, che precede quello legato all’emergenza energetica.

Massimo Manfregola

 

 

 

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