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Gli studenti di Giulianova intervistano il campione Ghedina

Per gli studenti che frequentano il Corso di giornalismo della Scuola Pagliaccetti è arrivata, a loro insaputa, una intervista da improvvisare con il campione ampezzano di sci, Kristian Ghedina. Attraverso una videochat, gli studenti hanno potuto avere un confronto diretto con un personaggio davvero speciale. A maggio, come chiusura dell’iter formativo, i ragazzi andranno a Roma per visitare la redazione e gli studi televisivi Mediaset del Tg5
Data: 10 Aprile 2026

GIULIANOVA – Vogliamo aprire questo pezzo con un quesito amletico: giornalisti si nasce o si diventa? Eh sì, perchè ieri pomeriggio, nella Scuola Media Pagliaccetti di Giulianova, i ragazzi della secondaria di primo grado, che partecipano da qualche mese al Corso di giornalismo, hanno dato prova che si può intervistare un campione dello sci del calibro di Kristian Ghedina, dimostrando curiosità, determinazione e senso critico, alla stregua di un cronista dalle suola consumate e dallo stile vagamente bohémien.

È accaduto che, grazie alla moderna tecnologia, una semplice videochiamata si è di fatto trasformata in una una ghiotta occasione per fare domande, indagare, capire, curiosare anche nelle pieghe della vita privata di un campione dello sci, che per 13 volte è salito sul gradino più alto del podio della Coppa del Mondo nella discesa libera. L’albo d’oro della pista più spaventosa del mondo, parliamo della Streif di Kitzbühel, porta il suo nome. Sempre sulla stessa pista, nel 2004, la sua mitica spaccata a 140 chilometri all’ora divenne un marchio di fabbrica della sua strepitosa carriera. Attualmente detiene ancora il record (166 gare) dello sciatore più longevo per numero di gare disputate in questa disciplina, per non parlare della sua presenza con la casacca tricolore nell’arco di ben 5 Olimpiadi disputate. Un semidio, Kristian Ghedina, che tutt’ora riesce a stupire per la sua capacità di appassionarsi ad ogni occasione utile dove compare la vibrazione della competizione.

Gli studenti della 2A e 2B della Scuola Bellocchio-Pagliaccetti di Giulianova durante l’ultima lezione del Corso di giornalismo

Il Corso di giornalismo, tenuto dal sottoscritto, al quale hanno aderito una ventina di ragazzi, con il qualificato supporto della professoressa Flavia Broccolini, è strutturato in modo propedeutico, dove nozioni di giornalismo e regole deontologiche devono fare sistema per completare la pubblicazione di un giornale, realizzato interamente dagli studenti. Il Corso volge a termine e, prima di chiudere le lezioni con la visita alla redazione del Tg5 sul Palatino di Roma, i ragazzi devono scrivere i loro pezzi, che poi verranno impaginati, titolati e spediti in tipografia per la stampa di un prodotto giornalistico unico, sintesi di un percorso che i ragazzi dimostrano di apprezzare giorno dopo giorno. Così è nata l’iniziativa di «sottoporre» il Ghedo nazionale al martellamento mediatico dei giornalisti giuliesi in erba. Ognuno ha preparato la sua domanda, dopo aver aperto rigorosamente il proprio taccuino, indispensabile per scrivere e fissare le risposte del campione, che poi saranno l’umus dell’intervista che qualcuno di loro dovrà inserire nel pezzo. Sono stati una decina gli interventi dei ragazzi, il tempo necessario per permettere al re di Cortina di svincolarsi dal suo impegno pomeridiamo con la «stampa abruzzese», per poi andare a riprendere la sua macchina dal meccanico, così come ci ha confidato prima di cominciare questa simpatica e appetitosa intervista.

La spaccata a circa 140 all’ora di Kristian Ghedina sull’ultimo salto della Streif di Kitzbühel nel 2004

Nicolò ha rotto gli indugi, sparando per prima una raffica ordinata di domande, fra cui quella più frequente e curiosa: «Come hai fatto a fare quella spaccata durante la gara in Austria?». La curiosità di Riccardo si è invece concentrata sul suo soprannome: «Perché ti chiamano Ghedo, è solo un diminutivo del tuo cognome oppure c’è dell’altro?». Dalla domanda è nata una interessante spiegazione che affonda le sue radici nelle tradizioni ladine della famiglia Ghedina, di cui i ragazzi sono rimasti tanto sorpresi quanto affascinati. Ma la domanda secca e pertinente di Thomas, sul perché avesse preferito lo sci allo snowboard, ha scaturito una risposta altrettanto chiara e disinvolta da parte di chi riesce a fare il funambolo a 140 all’ora sulla pista più temibile del circo bianco: «Thomas – spiegava Ghedina sul piccolo schermo del telefono – non sono fatto per avere i piedi legati assieme su una tavola… devo sentirmi libero di muovermi, sfidando quella sensazione di precarietà che fa di me quello che sono realmente».

Insomma una bella esperienza quella vissuta ieri in classe da questo eterogeneo gruppo di intraprendenti studenti delle medie, che ogni giovedì della settimana, staziona volentieri in classe anche il pomeriggio, se non altro per apprendere le tecniche di un mestiere che ancora riesce ad avere il suo fascino e la sua presa sulle giovani generazioni. Giornalisti si nasce o si diventa? Il dubbio rimane, anche se a fine corso, forse, riusciremo a sciogliere, almeno in parte, questa riserva.

Massimo Manfregola

 

L’intervista di Kristian Ghedina in occasione delle Olimpiadi di Cortina:

 

 

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