SILVI – La sintesi del convegno di Silvi Marina sulla prevenzione sanitaria è stata chiara. Anzi, chiarissima. Più di quanto ci si aspettava, se proprio vogliamo essere pratici. Nel primo convegno organizzato a Silvi «Spieghiamo la prevenzione», organizzato dalla direzione comunicazione del Comune di Silvi, «Silvi Comune Amico della Famiglia – Network Family» con la collaborazione della ASL di Teramo e della Croce Rossa del comitato di Roseto, ha ospitato sei relatori, fra i più qualificati nel campo degli screening oncologici, vale a dire quei protocolli attraverso i quali è possibile capire se il «male» o la malattia è già presente nel nostro corpo. Gli specialisti che hanno partecipato al summit di Silvi, hanno offerto un quadro di cosa sarebbe meglio fare o non fare per tutelare il nostro organismo da situazioni a rischio. Una sorta di orientamento, pratico, diretto, accessibile nei confronti dei protocolli screening che facilitano il metodo di indagine e quindi offrono un vantaggio significativo nei confronti dell’insorgenza della malattia. Ci hanno snocciolato dati e confermato ciò che molti di noi già conoscevano per quanto riguarda le buone regole da seguire, soprattutto a tavola. Eh sì, perché la prevenzione si può cominciare soprattutto a tavola, con uno stile di vita bilanciato e poco sedentario: il movimento, camminare, fare sport all’aria aperta può far bene al fisico e anche alla mente. Ma non bisogna dimenticare che poi esiste la genetica, che stabilisce il punto fermo, al di là del quale anche lo stile di vita più virtuoso deve pagare pegno.

«In Italia e nel mondo le malattie cardiovascolari sono quelle che incidono maggiormente sulla mortalità, con una percentuale, solo nel Bel Paese, di 230mila casi all’anno, pari a circa il 30% fra tutte le malattie – afferma serafica la dottoressa Ilenia Di Sario, specializzata nella prevenzione e rischio cardiovascolare in servizio presso la UOC di Chirurgica vascolare della ASL di Teramo –. È scientificamente acclarato che una buona educazione alimentare è in grado di prevenire molte malattie cardiovascolari, così come il consumo di frutta, verdura e legumi, di cui quest’ultimi rappresentano una fonte preziosa di proteine, sono elementi che dovrebbero sempre essere presenti nella nostra dieta ordinaria». Quanto a stili di vita quella dei fumatori, invece, è una categoria che inevitabilmente contribusice a rendere le statistiche più drastiche per quanto riguarda l’aspettativa di vita: ogni anno in Italia sono 70mila i casi di morte per malattie riconducibili al fumo di sigaretta.

Oltre alle malattie cardiovascolari ci sono le infezioni e i virus che necessitano di un’attenzione altrettanto minuziosa, anche perché molti agiscono senza che ve ne sia consapevolezza. «L’attenzione sulla prevenzione primaria e secondaria in Italia incontra ancora qualche resistenza – ci spiega il dottor Mauro Belfiore, epidemiologo, specializzato in oncologia, direttore della UOC e coordinatore della UOSD Obiettivi Salute e Screening presso la ASL di Teramo –. Fra le campagne di prevenzione, la ASL di Teramo è in procinto di partire con uno screening per l’Epatite C o HCV, una infezione virale che colpisce il fegato, spesso asintomatica, che può cronicizzare causando cirrosi e tumori. Il nostro obiettivo è quello della eradicazione del virus per una percentuale del 99%».

Anche la pediatria rappresenta un settore molto delicato e particolare della prevenzione, perché, come ci dice il dottor Paolo Calafiore, specialista in pediatria e allergologia di Giulianova: «Nella prevenzione delle malattie dei bambini esiste il fattore genetico che influisce in modo molto incisivo sulla predisposizione alle allergie, ma non solo. Basti pensare che, da una statistica Istat del 2024, gli incidenti domestici occorsi a bambini da zero a 14 anni, sono stati responsabili di 350mila accessi nei pronto soccorso, di cui 150 con esito mortale. Cadute accidentali, ustioni, avvelenamento, ostruzione delle vie alte respiratorie con corpi estranei – conclude Calafiore – sono solo una parte di quelle dinamiche che fanno parte della sfera legata alla prevenzione pediatrica, in questo campo un fattore determinante diventa la famiglia e la custodia dei più piccoli».

Nell’interessante convegno di Silvi si sono affrontate con il dottor Carmine Fortunato, responsabile dell’Unità di Anatomia Patologica presso l’Osepdale di Atri, tutte quelle dinamiche legate alla vaccinazione preventiva contro le malattie della caervice uterina, la parte inferiore dell’utero che collega il corpo uterino alla vagina. In questo caso, il vaccino anti-HPV previene oltre il 90% dei tumori causati dal papillomavirus umano (cervice uterina, ano, orofaringe, pene, vulva) e condilomi genitali. Raccomandato e gratuito per ragazze e ragazzi a 11-12 anni, consiste in 2 dosi (<15 anni) o 3 dosi (≥15 anni). Protegge da 9 ceppi (nonavalente) ed è efficace anche in età adulta. «Esistono lesioni che durano anni e che spesso possono degenerare – precisa Fortunato –. Esiste un nuovo “test HPV” legato alla prevenzione che anticipa la presenza del virus. Abbiamo cominciato nella ASL di Atri questo tipo di screening nel 1978 su una popolazione “target” della fascia di età 25-64 anni. Esistono attualmente 14 ceppi di virus a rischio oncogeno. Sottoporsi all’esame è facile perché i prelievi avvengono in fase liquida, quindi nulla di così complicato per stare tranquilli».
Se il papillomavirus è tanto insidioso quanto pericoloso, fra le patologie che destano maggiore preoccupazione per il grado di mortalità è il tumore del colon retto. Il dottor Baldassarre Candeloro, gastroenterologo, responsabile dello screening del colon retto presso l’Ospedale di Atri, ci evidenzia, attraverso le ultime statistiche che «Le lesioni al colon retto registrano un costante aumento. Lo stato di sopravvivenza media è pari al 65% dei casi, ma tutto dipende, ovviamente, dai tempi in cui l’indagine viene avviata». Se al primo posto per mortalità è il tumore al polmone (33.838 casi all’anno), la seconda causa di decessi è per quello al colon retto (19.575), poi a seguire alla mammella (12.760) e al pancreas (12.049). «La prevenzione primaria – spiega Candeloro – quella legata allo stile di vita e all’alimentazione, deve seguire alla prevenzione secondaria, attraverso lo screening per la ricerca del sangue occulto fecale che la ASL di Teramo ha istituito nel 2014, per poi intesinsificare la medesima pratica a partire dal 2021. Si tratta di verificare la quantità di emoglobina nelle feci, perché tutte le lesioni danno positività di sangue occulto. Nella provincia di Teramo, sono 45mila le persone che ricevono ogni anno questo invito, contestualmente ad un eseme per una utenza compresa nella fascia di età dai 50 e 69 anni». Il kit per lo effettuare lo screening attraverso l’autoprelievo, viene recapitato via posta, direttamente a casa e, grazie ad un accordo con le farmacie, la provetta può essere poi riconsegnata presso le stesse rivendite farmaceutiche convenzionate dalla ASL di Teramo, che provvedono al ritiro e al trasferimento presso i centri di analisi. «Se la provetta con l’autoprelievo diagnostica una positività – chiarisce ancora Candeloro – il paziente viene contattato per un un colloquio e magari per un accertamento endoscopico, in modo da verificare la presenza di adenomi, comunemente chiamati polipi, oppure altre lesioni che, in base al loro grado di infiltrazione nella parete intestinale, possono indicare patologie di diverso grado di gravità in base alla trasformazione temporale della stessa lesione d’origine».

La tecnologia diagnostica in questi anni ha fatto passi da gigante nel campo della medicina. Basti pensare che esistono diagnosi non invasive per il tumore alla mammella grazie agli screening mammografici supportati da moderni sistemi 3D con l’acquisizione delle immagini a strati, secondo la tecnica della Tomosintesi e con il metodo Sterotassico, capace di individuare anche lesioni profonde con l’utilizzo di coordinate tridimensionali. Il dottor Emidio Ciabattoni, medico radiologo presso il presidio ospedaliero di Sant’Omero e referente per lo screening mammografico della ASL di Teramo, ci spiega alcuni punti del processo di indagine che si avvale comunque di radiazioni ionizzanti non esenti da rischi. «I cittadini della fascia d’età 50-69 anni, ricevono l’invito della ASL di Teramo a sottoporsi allo screening mammografico per un totale di circa 46mila persone. Nel 2023 il target di adesione registrato è stato del 40% mentre nel 2025 si è innalzato fino al 48%, con una positività media pari all’8-9 %».

Ovviamente sono molteplici i fattori che determinano una partecipazione più o meno alta agli screening sulla prevezione. «Puntiamo ad una comunicazione più semplice ed incisiva – sottolinea la dottoressa Chiara Di Bonaventura operatrice dell’ufficio screening della ASL di Teramo –. Il nostro “Ufficio Screening” è concepito come un sistema di supporto agli utenti. Le persone non rifiutano il nostro invito a sottoporsi ai test, bensì rimandano questa pratica perché non conoscono bene quali sono i benefici, soprattutto per quanto concerne quelle malattie asintomatiche che non destano motivi di allarme». Il convegno di Silvi, che poneva il suo focus proprio sull’importanza di impostare un linguaggio più accessibile rispetto alla prevenzione, aveva come sintesi della giornata una «finestra» open day pomeridiana, dove, con il supporto prezioso della Croce Rossa locale, medici e operatori della ASL di Teramo, hanno aderito ad un consultorio di orientamento pubblico alla prevenzione, secondo le tematiche che hanno caratterizzato l’evento. «Il riscontro che abbiamo registrato a Silvi, in piazza Marconi – spiega e conclude la Di Bonaventura – ha soddisfatto le nostre aspettative: la gente si è fermata e molti hanno prenotato uno screening, consapevoli di quanto possa essere importante questa disponibilità offerta loro. Siamo convinti che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta anche attraverso convegni come questo che abbiamo tenuto a Silvi Marina e di cui ringraziamo chi ha pensato e organizzato questo evento ben riuscito per conto del Comune che ci ha ospitati».
Massimo Manfregola
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