PESCARA – È tempo di bilanci per il Trofeo Matteotti di ciclismo giunto quest’anno alla sua 78ª edizione. A tracciare una sorta di consuntivo, più che altro dai risvolti legati alle sensazioni personali, e lontano dalla fredda retorica dei numeri bensì fedele a quell’anima autentica che ha sempre contraddistinto la sua carriera, è il presidente dell’organizzazione del Trofeo Matteotti, Stefano Giuliani, ex ciclista professionista originario di Castilenti e vincitore, tra l’altro, del Trofeo Matteotti da dilettante nel 1982 e di alcune tappe al Giro d’Italia. Quella di Giuliani è dunque una figura storica del ciclismo tricolore, prima da corridore, poi da tecnico in ammiraglia e oggi da instancabile promotore del territorio, che non nasconde il peso e allo stesso tempo la bellezza di una sfida che si può dire vinta:
«È stato un anno duro, difficile, in cui ho dovuto lottare su ogni singolo fronte – ammette a cuore aperto Giuliani –. A traguardo tagliato mi sono fermato e ho pianto di gioia. Era da tantissimo tempo che non provavo un’emozione così forte. Un pianto liberatorio, di cui non mi vergogno affatto: so di essere esigente e severo, soprattutto con me stesso, ma questo dimostra che sono rimasto un romantico di questo sport».

Il successo del Matteotti parla chiaro: pubblico delle grandi occasioni, atleti di livello internazionale e una vetrina mediatica che ha rimesso l’Abruzzo al centro del ciclismo che conta. «Fare le cose in grande costa fatica e impone scelte nette – prosegue Giuliani –. La verità però sta nei fatti, nel riscontro della strada e nella riuscita straordinaria dell’evento. Questo risultato non appartiene solo a me, ma a tutte le persone, alle istituzioni e agli sponsor che hanno condiviso questa visione, dandomi la forza morale di superare ogni ostacolo. A me piace costruire così: un centimetro alla volta, lottando».

Quello del Trofeo Matteotti di ciclismo è molto di più che una manifestazione sportiva celebrata da molti professionisti e amata dal pubblico locale, e questa sensazione è il motore che alimenta lo spirito di un qualcosa che non può e non deve rimanere confinato all’evento di un solo giorno: la missione è trasformarlo in un motore educativo e sociale costante.
«Il ciclismo è scuola di vita, sacrificio e aggregazione vera. Ho negli occhi la festa dei bambini, i loro sorrisi quando salgono in sella, l’accoglienza calorosa che solo la nostra terra sa dare con iniziative popolari e gratuite. Vogliamo che il Matteotti viva dodici mesi all’anno: lavoreremo da subito con i giovani e con il territorio attraverso progetti gratuiti, giornate in bicicletta ed eventi che sappiano riavvicinare le famiglie ai valori sani di una volta. È questa la nostra vittoria più bella».
Con la determinazione di chi non ha mai smesso di spingere sui pedali, la macchina organizzativa si rimette immediatamente in marcia. l’Abruzzo ha riscoperto l’orgoglio della loro classica, e il viaggio verso la prossima edizione è già cominciato.







