SILVI MARINA – Sulla scia della controversa fusione della Nuova Pescara, anche le amministrazioni comunali di Atri e Pineto sarebbero intenzionate ad intraprendere un percorso che vedrebbe entrambe le cittadine unirsi per la creazione di un Comune di circa 40mila abitanti, che comprenderebbe anche la città di Silvi.

Dopo un incontro preliminare fra il sindaco di Pineto, Alberto Dell’Orletta e quello di Atri, Piergiorgio Ferretti, la proposta è stata indirizzata anche al sindaco di Silvi, Andrea Scordella, che è apparso meno determinato dei suoi due colleghi. Come avviene in molti Comuni italiani, la decrescita demografica nazionale, caratterizzata da un calo costante della popolazione, diventa un problema per i residenti di molti centri abitati, soprattutto dell’entroterra costiero, che rischiano un decentramento dei servizi nella logica di una riorganizzazione territoriale. Anche Atri, Comune di origini antichissime, adagiata su una collina a circa 450 metri sul livello del mare, un tempo importante colonia in epoca romana, dovrà fare i conti con un calo della sua popolazione (oggi ridotta a circa 9.300 abitanti) che giustificherebbe una fusione con altre comunità cittadine limitrofe.
Lo Stato centrale, dal canto suo, aveva già articolato questa possibilità di fusione fra Comuni con la legge n. 662/1996, incentivando il tutto con dei contributi straordinari e la garanzia di conservare tributi e tariffe differenziate dei territori degli enti preesistenti alla fusione. Certo, una eventuale fusione non è una semplice passeggiata per le amministrazioni e, soprattutto, per i cittadini, ai quale spetterebbe comunque l’ultima parola. Per la cronaca si parlava di fusione dei Comuni di Atri, Silvi e Pineto già tre anni fa, ma la cosa non ebbe seguito, forse per una sorta di «egemonia» che si era ritagliata la stessa cittadina di Atri nel considerare la centralità amministrativa e rappresentativa delle sue mura, che portano in dote palazzi e monumenti di grande pregio storico e artistico.

In prospettiva di questi eventuali scenari prodromici, abbiamo interpellato il sindaco di Silvi Marina, Andrea Scordella, per chiedere a lui cosa ne pensa di questa proposta caldeggiata dai due sindaci delle località limitrofe. Con il suo solito approccio serafico e risoluto, Scordella ha posto il problema in una prospettiva più ambia e al tempo stesso circostanziata in alcuni punti: «Premesso che la mia posizione non certifica una chiusura netta, devo ribadire che allo stato delle cose, Silvi è un Comune florido, con al suo attivo un milione di euro di bilancio e delle prospettive di crescita che guardano lontano. Fra i tre Comuni siamo quello che conta la maggiore popolazione: già queste considerazioni preliminari ci obbligano a pesare sul piatto della bilancia costi e benefici, per un’operazione che non è assolutamente nelle nostre priorità future».

Il sindaco Scordella, al suo secondo mandato, dopo le elezioni del 2018, aveva ereditato una situazione amministrativa particolarmente lacunosa, dopo il commissariamento del Comune avvenuto nel 2014. Prima di riportare ad uno stato di positiva autonomia l’Amministrazione comunale di Silvi, è dovuto passare sotto le forche caudine, e il ricordo di soluzioni infelici come il comando unico della polizia locale con Pineto, poi fallito definitivamente nel 2017, nonché le tensioni con l’Area Marina Protetta, ha inevitabilmente calcificato in lui una posizione più pragmatica invece che ideologica: «Noi abbiamo inannanzitutto una missione: pensare al bene e agli interessi collettivi dei nostri cittadini di Silvi. Diciamo che esistono due filoni di pensiero o due opzioni, nel caso fossimo prossimi ad una decisione: la prima è quella della fusione con Atri e Pineto; la seconda potrebbe essere quella di guardare altrove, magari per trovare una connessione con la nuova area metropolitana di Pescara. Per noi potrebbe essere una opzione più vantaggiosa per una serie di motivi».

Poi Scordella fa una pausa, riflette, e spiega: «Noi non vogliamo né svilire il valore di Silvi, mortificando la sua sovranità e la sua indipendenza, né siamo disposti a cedere risorse che negli anni abbiano riconquistato con grandi sacrifici, cercando di portare il bilancio in attivo, mentre altri Comuni devono fare i conti con un disavanzo che conta eccedenze milionarie. Ricordo, invece, che proposi l’opportunità di confederarci per la creazione dell’Unione del Comuni relativamente alla gestione dei Servizi, a mio parere una condizione strategica molto vantaggiosa, a cui nessuno, però, diede peso. Mi sembra quindi ragionevole, da parte nostra, fare delle attente valutazioni, che al momento non ci consentono di appoggiare una proposta come la fusione di cui si parla. Nel caso saranno i cittadini a dover decidere».
Massimo Manfregola






